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United States: DeVos’s ineptitude demonstrates how little America cares for its public schools

United States / March 24, 2018/Dailycampus

Resumen: Una reciente entrevista de 60 minutos con la Secretaria de Educación, Betsy DeVos, reveló cuán inadecuado es el Secretario para el puesto. DeVos, entrevistado por Lesley Stahl, no respondió varias preguntas, incluso sobre escuelas en su estado natal de Michigan. Por ejemplo, cuando se le preguntó si las escuelas de Michigan habían mejorado debido a las escuelas charter, DeVos no pudo responder. Ella también admitió que no ha visitado escuelas de bajo rendimiento. La ignorancia y la completa falta de preparación mostrada por DeVos durante su entrevista son simplemente inaceptables para un Secretario de Educación.

A recent 60 Minutes interview featuring Education Secretary Betsy DeVos revealed just how unfit the Secretary is for the position. DeVos, interviewed by Lesley Stahl, failed to answer several questions, including ones regarding schools within her home state of Michigan. For instance, when asked whether Michigan’s schools have improved due to charter schools, DeVos was unable to answer. She also admitted that she has not visited underperforming schools. The ignorance and complete lack of preparation displayed by DeVos during her interview is simply unacceptable for an Education Secretary.

Numerous scholars have also expressed disappointment with DeVos; Claire Smrekar, a professor of public policy and education at Vanderbilt University, told The Atlantic that DeVos’s interview “demonstrates…an appalling lack of understanding of some public fundamental principles and practices related to public education. America’s students deserve much better than this. Public education is one of the most important issues that we face today, and proper leadership is required to navigate America through the difficult problem of improving schools. The fact that the Trump administration nominated someone so unqualified for this job indicates that they do not care about improving public education; they only care about undermining public schools in favor of charter/private schools.

Secretary DeVos’s main idea for improving education in the United States is to use public funds on charter and private schools instead of using funds to improve public education. A Washington Post article from early Thursday morning reveals that DeVos wanted to cut funding for programs that help kids in need and programs that help low income students reach college in order to procure $1 billion to fund charter, magnet and private schools. This is misguided because public schools are the cornerstone of American education; everyone has access to them, and purposefully keeping funds from them in order to favor institutions which only wealthier students are able to attend means that students from low income families are especially harmed. Thankfully, Congress rejected DeVos’s budget plan and instead chose to support increasing funding to her department by $3.9 billion.

Senator Patty Murray commented on DeVos’s ideas, saying “After more than a year on the job, I would have hoped Secretary DeVos would have learned by now that her extreme ideas to privatize our nation’s public schools and dismantle the Department of Education do not have support among parents or in Congress”; it is hopeful that Congress came together to reject DeVos’s radical ideas on education and that they still have faith in America’s public school system. Privatizing schools in America is not the solution to providing quality education to everyone; education should remain public and free for all students. Education is a right, not a privilege, and low income students should not be at a disadvantage. The fact that DeVos wanted to end programs that help low income students achieve their college goals in favor of using public funds for charter/private schools that are for wealthier students is inexcusable, and against the American Dream. All students in America should have an equal opportunity to achieve success, and education is crucial to that.

Charter schools are not even necessarily better than their public counterparts. In DeVos’s home state of Michigan, for example (which has more charter schools than any other state), charter schools underperform,with English scores from students between third and eighth grades dropping. If the state with the highest number of charter schools has schools that underperform, then perhaps they are not all that different from public schools after all. If this is the case, ripping funding away from public schools is not justified. Thus, keeping education a public institution is necessary. If Betsy DeVos really wants to help American students, she must realize this.

Fuente: http://dailycampus.com/stories/2018/3/23/devoss-ineptitude-demonstrates-how-little-america-cares-for-its-public-schools

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Italia: Domani sciopero nazionale, Anief: basta dilettantismi e disastri nelle riforme sul precariato

Italia / 24 marzo 2018/Orizzontescuola

Resumen: En vísperas de la huelga nacional de la escuela, el día de la inauguración de las Cámaras, Anief pide detener los desastres causados ​​por la reforma Renzi-Giannini, a partir del nuevo reclutamiento escolar y el empleo precario.

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Alla vigilia dello sciopero nazionale della scuola, nel giorno dell’insediamento delle Camere, Anief chiede con forza di fermare i disastri causati dalla riforma Renzi-Giannini, a partire dal nuovo reclutamento scolastico e sul precariato.

 Il giovane sindacato lo ribadisce commentando le dichiarazioni di Marco Campione (PD), della segreteria tecnica del Miur, che dice la sua sulla proposta della Lega Nord di indire un nuovo PAS (percorso abilitante speciale) per docenti che hanno raggiunto i 36 mesi di servizio: sembrerebbe un déjà vu, dato che nel Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017 di fatto il percorso di abilitazione non esiste più. Fautore della proposta della Lega Nord è Mario Pittoni, che figura nella lista dei papabili come prossimo Ministro dell’Istruzione.

Dal suo blog, Marco Campione ribatte: “Per questi docenti i casi sono due. O Pittoni pensa che anche la selezione PAS fosse una cosa seria, ma allora non ha senso cambiare tutto per l’ennesima volta; oppure vuole usare i PAS per abilitare senza una vera selezione per poi lasciarli ad invecchiare nelle graduatorie: l’ennesima sanatoria sulla pelle dei nostri figli e dei precari stessi”.

Si tratta di due modi differenti di concepire la formazione iniziale degli insegnanti. Da una parte Laurea + PAS + concorso + Anno di prova + ruolo. Dall’altra Laurea + Concorso + FIT (Tirocinio e Formazione) di 3 anni (o due nel caso di docenti con tre anni di servizio) da cui scaturisce l’immissione in ruolo. Fautore della proposta per la Lega è Pittoni, che potrebbe anche diventare Ministro. La proposta, tra l’altro, arriva dopo l’ennesimo peggioramento e la conseguente confusione per quanto concerne il reclutamento e il precariato scolastico, mai scalfito, che a settembre tornerà a fare sottoscrivere 100 mila supplenze.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, risponde a Campione: “C’è bisogno di una nuova segreteria tecnica al ministero e di un nuovo ministro dell’Istruzione che risolva e non complichi il problema del precariato: tra le prime norme da attuare, c’è l’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto con lo sblocco di 150 mila immissioni in ruolo, pensionamenti a 61 anni, apertura delle GaE. Le nuove graduatorie, le “Grame”, infatti, creano ulteriore precariato, a dispetto del fatto che la reiterazione delle supplenze è contraria al diritto dell’Unione Europea. Basta traccheggiare: dopo tre anni, un docente abilitato all’insegnamento deve essere stabilizzato o risarcito, certamente non licenziato. Anche per questi motivi, domani scioperiamo e manifestiamo”.

Nel frattempo, per domani rimangono confermate le modalità dello sciopero: il raduno dei partecipanti, provenienti da tutta Italia, è previsto a partire dalle ore 9.00 in piazzale Ostiense, da dove il corteo si muoverà – al raggiungimento di almeno 2 mila partecipanti – per arrivare al Ministero dell’Istruzione, in Viale Trastevere. Nella stessa giornata, sono previsti incontri con i nuovi parlamentari eletti e i vari responsabili Scuola di partito.

Sciopero e manifestazione serviranno a rivendicare una lunga serie di nodi mai sciolti: dalla riapertura delle GaE a tutti i docenti abilitati all’insegnamento, come già avvenuto nel 2008 (Legge 169) e nel 2012 (Legge 14), attraverso l’accoglimento della soluzione legislativa proposta dall’Anief, alla la stabilizzazione di tutto il personale; dal risarcimento per l’abuso dei contratti a termine all’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, inclusi i posti in deroga per sbloccare assunzioni e trasferimenti; dall’allineamento degli stipendi all’inflazione, con il recupero dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale, alla parità di trattamento tra personale assunto a tempo determinato e personale assunto a tempo indeterminato, come indicato dalle pronunce della Corte di Cassazione; dal riconoscimento del ruolo svolto dai facenti funzione Dsga e dei vicari dei dirigenti scolastici, dei nuovi profili del personale Ata e collaboratori scolastici, nonché dei servizi prestati in altro ruolo, sino ad una finestra a 61 anni per i pensionamenti di tutto il personale scolastico, allineando in tal modo l’Italia al trattamento adottato in diversi Paesi Ue

Fuente: https://www.orizzontescuola.it/domani-sciopero-nazionale-anief-basta-dilettantismi-disastri-nelle-riforme-sul-precariato/

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Paraguay: Niños con Down: Inclusión educativa es una deuda pendiente

Paraguay/24 de Marzo de 2018/Última Hora

El Día Mundial del Síndrome de Down, discapacidad que afecta al 15% de la población mundial, se recuerda este miércoles. En Paraguay, el principal obstáculo es la falta de inclusión en escuelas públicas y privadas.
La lucha tiene que ver con lograr un cambio de mentalidad, brindar oportunidades y derribar mitos muy presentes aún en nuestra sociedad. «Se habla mucho de inclusión, pero en la práctica hay mucho todavía por hacer. La inclusión va más allá del discurso», aseguró María José Cabezudo, presidenta de la Fundación Saraki.
Consideró necesario aclarar que una persona con síndrome de Down no está enferma, tiene una discapacidad, pero eso no le imposibilita llevar una vida como cualquier persona sin discapacidades.

Buscando crear conciencia sobre el tema, el año pasado se lanzó la acción Medias Diferentes para conmemorar el Día Mundial del Síndrome de Down. Consiste en vestir, cada 21 de marzo, medias desiguales y, de esta forma, comprender que la diversidad existe.

Cabezudo celebró que en Paraguay se registraron avances importantes en cuanto a la construcción de la verdadera inclusión, dejando de lado el asistencialismo y la victimización, pero todavía hay un largo camino por recorrer.

Lo que más preocupa a nivel país es la falta total de inclusión educativa. Son muchos los colegios o escuelas, tanto del sector público o privado, que rechazan la inscripción de alumnos con síndrome de Down.

«Conozco a una familia que tuvo que aguantar que rechazaran a su hijo de 19 colegios hasta llegar al que lo recibió», lamentó la presidenta de Saraki.

Sobre el punto, refirió que el verdadero cambio que se tiene que dar es mental, «cambiar el chip», y eso se logra con los niños, quienes deberían crecer en un sistema mucho más inclusivo y natural.

«La inclusión es en realidad cambiar el sistema educativo, el sistema laboral y el contexto en el que vivimos para asegurar que todos podamos entrar sin ninguna dificultad», especificó.

Hasta el momento, solo pudo ver dos tipos de escuelas, siempre excluyentes. La primera es la que directamente dice no a los alumnos con discapacidades, y otra que dice sí, pero cuando el chico está ahí es ignorado. «Niños floreros, están en el pupitre de atrás y molesta que salgan al patio», denunció la encargada de la fundación.

Entre el mito y el temor de los docentes

Cuando se lucha por la inclusión, el enfrentamiento más importante es contra los mitos generados alrededor de las discapacidades, y la creencia de que los docentes deben tener una capacidad especial para tener en su grupo a un niño con cualquier tipo de discapacidad.

«En realidad, lo que se debe ser es pedagogo y tener capacidad de enseñar en una misma clase a todos por igual», aclaró María José.

Pero una gran ayuda para el maestro es la familia que, al igual que los padres que tienen hijos sin discapacidades, deben educar a sus hijos con normas y reglas. Los niños malcriados pueden tener síndrome de Down, otra discapacidad o ninguna.

Adelantó que en abril el Ministerio de Educación y Ciencias (MEC) firmará un acuerdo, presentado por la fundación, que establece el modelo nacional de inclusión.

Con dicha convención se busca también ir eliminando de a poco las escuelas especiales, ya que consideran que es el sistema el que tiene que adaptarse. «El niño tiene que poder ir a estudiar a la escuela de su barrio donde van sus hermanos».

Recomendó que los educadores abran la mente y pierdan el miedo, se animen a enseñar a niños con diferentes discapacidades y comprueben el cambio radical que se generaría en la clase, en los niños y en el futuro.

Fuente: http://www.ultimahora.com/ninos-down-inclusion-educativa-es-una-deuda-pendiente-n1139171.html

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France: La Minute Éco : mobilité, éducation, qualité de l’air… 20 jeunes créatifs imaginent le futur à Aix

France / 24 mars 2018/La Prvence

Resumen: Nombre del programa: «Colmena». Misión: explorar y hackear el mundo del mañana mediante el desarrollo de soluciones concretas. Ambición: contribuir a la creación de un futuro más humano y sostenible. El 27 de septiembre, «The Hive», un programa internacional lanzado por The Camp, organizó su primer Young Creative Award para una expedición de colaboración de seis meses.

Un programme international lancé par The Camp a permis à 20 jeunes de développer des projets innovants et futuristes.

Nom du programme : «Hive». Mission : explorer et hacker le monde de demain en développant des solutions concrètes. Ambition : contribuer à la création d’un futur plus humain et durable. Le 27 septembre dernier, «The Hive», programme international lancé du côté de The Camp, accueillait sa première promotion de jeunes créatifs pour une expédition collaborative de six mois. Âgés de 16 à 30 ans, ces «Hivers» étaient designers, ingénieurs, codeurs, hackers, artistes 3D et venaient du monde entier : Sénégal, Brésil, Taiwan, Pays-Bas, Colombie, Etats-Unis. Le défi lancé par The Camp : qu’ils expérimentent de nouvelles méthodes de travail et que, de leur rencontre, naissent des projets répondant à des challenges d’intérêt général.

Une résidence dédiée à la création collaborative

«Nous voulions, à The Camp, créer un cœur créatif battant en permanence», indique Sylvia Andriantsimahavandy, co-directeur de la Hive. «Ce qui fait de nous une résidence du futur, c’est le fait d’être dédié à la création collaborative. Les jeunes talents sélectionnés ne sont pas venus pour développer leur propre concept. Ensemble, ils ont choisi des projets sur lesquels ils ont travaillé. Ils ont ainsi constitué leurs équipes au sein du groupe et nous les avons aidés à prototyper leurs idées. La seule règle du jeu imposée était de développer des projets ayant un impact pour notre société, car c’est l’un des enjeux de The Camp», ajoute-t-elle.

Des projets développés dans des secteurs variés

Près de six mois plus tard, ce jeudi 22 mars, les sept premiers projets Hive, développés autour de la mobilité, de l’éducation, de l’énergie ou l’environnement, ont été officiellement présentés. Parmi les plus concrets, il est possible de citer le projet «Beeyond : Bees For Good», qui prend la forme d’un drone autonome mesurant la qualité de l’air. Équipée de capteurs miniatures, cette technologie collecte et analyse les données de son environnement avec un objectif à terme : cibler les zones industrielles. Il est également possible de mentionner le projet «Mergy», un système qui récupère l’énergie et les données des mouvements de foule lors de grands événements. L’énergie produite se réinjecte par la suite dans le réseau électrique du lieu et les données collectées s’expriment à travers diverses expériences utilisateur.

Si tous les projets présentés ont reçu un accueil très favorable du public lors de leur présentation, seulement quelques-uns vont désormais être développés et pourraient très prochainement passer en phase d’industrialisation.

Fuente: https://www.laprovence.com/article/economie/4891128/minute-de-leco-les-hivers-inventent-le-futur-a-aix-en-provence.html

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United States: Study findings aim to improve teacher preparedness strategies

United States / March 24, 2018/By: Miranda García/Dailycampus

Resumen: Los hallazgos de un estudio de los Institutos Americanos de Investigación están orientados a mejorar las estrategias de preparación de los docentes y podrían aplicarse a programas de preenseñanza de pregrado y posgrado en todo el país para preparar mejor a las personas que desean convertirse en docentes, Jenny DeMonte y Jane Coggshall de AIR dijo.

 The findings of an American Institutes for Research (AIR) study are geared toward improving strategies for teacher preparedness and could be applied to undergraduate and graduate pre-teaching programs across the country to better prepare people who want to become teachers, Jenny DeMonte and Jane Coggshall of AIR said.

DeMonte and Coggshall said these findings include a push for specific and practice-driven research, which involves targeting a particular issue regarding teacher preparedness and then testing out new strategies in a real classroom. The study also calls for the use of observational feedback from students and researchers in classrooms and a strong emphasis on measurement and data collection to allow for repetition of successful practices.

“The report validates what the Neag faculty already have been doing.

— Dr. Suzanne Wilson

The findings of this large-scale study are consistent with other teacher preparedness studies across the country, Dr. Suzanne Wilson, Neag Endowed Professor of Teacher Education at the University of Connecticut and Chair of Curriculum and Instruction in the Neag School, said in an email.

“Teacher preparedness has been the focus of a great deal of (at times) impassioned debate in the last thirty years,” Wilson said. “The teacher workforce is the largest profession in the U.S.; preparing close to four million teachers to be high quality is challenging.”

The study involved participants from schools across the country, including Northern Arizona University, Indiana University and Drexel University, to bring together strategies on the usually divided topic of teacher preparedness approaches, DeMonte and Coggshall said.

“As one of our country’s most important social institutions, schools – and teachers – are a site for debate about U.S. values and priorities, and as a divided public, it is not surprising that we would be divided on the question of how teachers are prepared,” Wilson said. “The conference on which the report is based made a conscientious effort to collect both practitioners and researchers who have interests in teacher education in one place, and to provide structures to support collective work toward common ends, rather than debate.”

The study began in April 2017 when a panel of more than three dozen teacher-educators, school district leaders and researchers came together to plan an investigation into how to better prepare teachers, DeMonte and Coggshall said.

A new research design was utilized in the study in which the participants convened first to plan their investigation, tested their new strategies out in the classroom and then reconvened to discuss their findings, DeMonte and Coggshall said.

Wilson said Neag has already used some of these findings, from studies similar to this one in the past.

“The Neag teacher preparation program has embraced several of the cornerstones of these reforms, including strong partnerships with local schools in which prospective teachers have extensive clinical practice, a focus on high leverage practices and using data in ways that enable nimble and rapid changes when programmatic weaknesses are identified,” Wilson said. “So the report validates what the Neag faculty already have been doing.”

 Fuente: http://dailycampus.com/stories/2018/3/21/study-findings-aim-to-improve-teacher-preparedness-strategies
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España: Golpe a la educación pública

España/24 de Marzo de 2018/La Marea

El Tribunal Constitucional apoyará la constitucionalidad de la ‘Ley Wert’ y la segregación de alumnos por sexo con subvenciones públicas.

El Tribunal Constitucional (TC) apoyará la ponencia redactada del magistrado conservador Alfredo Montoya que defiende la constitucionalidad de la Ley Wert. Entre otros, apoyará tres apartados muy cuestionables de esta norma impulsada por el exministro de Educación que ya fueron recurridos por el PSOE: las subvenciones públicas a los centros educativos que segregan a su alumnado por sexo; la potestad de los centros para seleccionar a su alumnado y segregarlo en “itinerarios académicos”; y aquella que incluye la clase de Religión en el currículo académico, a la que se debe imponer una alternativa obligatoria.

Según ha avanzado la Cadena Ser, la ponencia ultraconservadora “será aprobada por el pleno de los magistrados gracias a la mayoría conservadora del tribunal”. El TC considera que la defensa de la segregación por sexos, una de las medidas más polémicas, “entra dentro del ámbito de la libertad de enseñanza y, por tanto, este tipo de centros tiene derecho a recibir subvenciones públicas para su desarrollo”. Así pues, la decisión del TC no solo supondrá un golpe a la educación pública, sino también un apoyo claro a las escuelas privadas religiosas.

Esto sucede en un momento especialmente delicado, cuando se discute en el Congreso un posible pacto educativo que, con este varapalo, parece llamado a fracasar. De nuevo. En España, las leyes educativas se han ido sucediendo de manera que cada Gobierno entrante ha aprobado la suya. En 1980 se aprobó La Ley Orgánica por la que se regula el Estatuto de Centros Escolares (LOECE), que no entró en vigor; en 1985, el Gobierno socialista de Felipe González aprobó la Ley Orgánica reguladora del Derecho a la Educación (LODE); en el año 90 hizo lo propio con la Ley Orgánica de Ordenación General del Sistema Educativo de España (LOGSE). Por su parte, el Partido Popular aprobó en 2002 la Ley Orgánica de Calidad de la Educación (LOCE), que tampoco llegó a aplicarse; el Gobierno de José Luis Rodríguez Zapatero impuso en 2006 la Ley Orgánica de Educación (LOE) y el de Mariano Rajoy aprobó en 2013 la Ley Orgánica para la Mejora de la Calidad Educativa (LOMCE). Esta última, también llamada Ley Wert, es la que viene a refrendar el Tribunal Constitucional.

Situación preocupante

“Hoy son pocos los partidos políticos que se declaran a favor de una escuela pública, única y laica”, explica Antonio Movellán, presidente de Europa Laica. “Más bien todos han asumido la escuela neoliberal, la libertad de educación. etc… Esa idea de la escuela como lugar de emancipación social se ha perdido ya que no se aspira a una sociedad igualitaria”. Ahí es donde viene a incidir la aprobación del capítulo destinado a avalar la selección de los alumnos por parte de los centros. Esto tiene como consecuencia la creación de guetos educativos, y lo que se denomina “segregación escolar por nivel socioeconómico”, es decir, que los alumnos ricos estudien con los ricos y los pobres, con los pobres, fuente de abismales desigualdades económicas y sociales, según los expertos.

No hay que olvidar que España, según un informe reciente elaborado por varios investigadores de la Universidad Autónoma de Madrid (UAM), es el sexto país de la Unión Europea con mayor segregación escolar por nivel socioeconómico. Detrás solo quedan Bulgaria, la República Checa, Eslovaquia, Rumanía y Hungría. Y especialmente preocupante resulta el caso de la Comunidad de Madrid, segunda región europea con mayor segregación escolar por nivel socioeconómico. Detrás de esta solo queda Hungría.

Movellán, implicado en la negociación del pacto educativo, puntualiza que “sin embargo, y teniendo en cuenta el desmadre de la escuela concertada en España, algunos entonan el mea culpa, caso del PSOE, y ahora dicen ‘hemos ido demasiado lejos y tenemos que poner ciertos límites’”. Y añade que resulta significativo el caso de Ciudadanos, que “defiende con uñas y dientes una escuela neoliberal como si la educación fuera un negocio como otro cualquiera y donde se escudan en la libertad educativa para defender, en verdad, el mercado de la educación”.

Religión y religiosos

En cuanto a la segregación de los alumnos por sexo, supone un apoyo abierto a los centros privados de orientación religiosa, que este curso 2016-2017 cuentan con más de dos millones de alumnos en sus filas. Y, por lo tanto, favorece a la Iglesia católica, institución que regenta la inmensa mayoría de los centros concertados, es decir, aquellas escuelas privadas que reciben subvenciones por parte del Estado.

Cabe recordar que, según datos de Europa Laica, los aproximadamente 4.000 centros privados concertados que existen en España hoy suponen a las arcas públicas más de 5.500 millones de euros anuales.

Fuente: https://www.lamarea.com/2018/03/19/la-marea-golpe-a-la-educacion-publica/

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En la India: Ministro Narendra Modi quiere que los científicos pasen tiempo con los estudiantes de la escuela

Asia/India/

El primer ministro Narendra Modi ha instado a los científicos indios a enseñar varios conceptos de ciencia a los estudiantes de la escuela al pasar 100 horas al año con ellos.

Al hablar en la ceremonia de inauguración del Congreso Científico Indio de cinco días en la Universidad de Manipur, el Primer Ministro dijo: «Hago un llamamiento a los científicos para que pasen al menos 100 horas al año con 100 estudiantes de las clases 9 a 11 para enseñarles los aspectos de Ciencia. Esto contribuirá en gran medida a exponer a los estudiantes a la ciencia «.

El primer ministro señaló que este fue el segundo Congreso de Ciencias en la región noreste en los últimos 100 años. La cumbre ha sido testigo de la participación de más de 5.000 invitados, incluidos 2.000 académicos investigadores y científicos.

También afirmó que la India cumpliría la misión de erradicar la tuberculosis para 2025, mientras que la Organización Mundial de la Salud tiene previsto hacer lo mismo para 2030 a nivel mundial.

Al apreciar la contribución de los científicos en la ciencia espacial, pidió a los científicos que ayudaran a resolver problemas como la malnutrición y enfermedades como la malaria y la encefalitis japonesa.

El primer ministro también dijo que el país verificaría la fuga de cerebros de sus científicos.

Fuente: http://digitallearning.eletsonline.com/2018/03/pm-wants-scientists-to-spend-time-with-school-students/

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