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Italia; Giannini: “Al via Piano da 325 milioni per la formazione dei docenti. Valorizzare la crescita professionale degli insegnanti è uno dei pilastri per il miglioramento del sistema”

Italia/Roma/MINed

piano-per-la-formazione-dei-docenti-il-documento-1-638Resumen: La mayor asignación de recursos históricamente destinada a ofrecer una mayor calidad en la formación de las y los docentes en nueve prioridades nacionales de formación, son las principales novedades del plan nacional para la formación docente presentados esta semana por el Ministerio de Educación, Universidad e Investigación,  por la ministra Stefania Giannini a la presencia de tres invitados internacionales: Andreas Schleicher , jefe de la Dirección de Educación de la ‘ OCDE , Jordan Naidoo , director de la División de Educación en 2030 Apoyo y Coordinación de la ‘ Unesco , y Oon Tan Seng , director del Instituto Nacional de Educación de Singapur. El Plan lanzado tiene una inversión de 325 millones de euros para la formación permanente de los profesores, que se convierte en obligatoria y permanente como se esperaba en la ley  por la buena escuela . A estos recursos se suman los 1,1 millones de dólares de la tarjeta maestra , para un total de 1.4 mil millones asignados en el período 2016/2019 para la actualización y el desarrollo profesional de los maestros. Estarán involucrados en el plan de formación todos los profesores, para un total de alrededor de 750.000 , por lo que se pretende ofrecer actividades de formación para todo el personal escolar. Son Nueve las prioridades temáticas : la alfabetización digital, los idiomas, el trabajo por la alternancia de inclusión escolar, la prevención de los problemas de la juventud, la enseñanza de la autonomía. La calidad de los cursos se realizará mediante nuevos procedimientos de acreditación a nivel nacional de proveedores de formación que también le permitirá controlar el estándar ofrecido. Se hizo una inversión específica en la investigación en este campo para facilitar la financiación, recogida y difusión de las mejores inicio educativa

Più risorse rispetto al passato, una maggiore qualità dei percorsi formativi, nove priorità nazionali di formazione individuate dal Ministero da declinare all’interno di percorsi personalizzati per ciascun docente. Sono le principali novità del Piano nazionale per la formazione degli insegnanti presentato oggi dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini alla presenza di  tre ospiti internazionali: Andreas Schleicher, Direttore del Directorate of Education dell’Ocse, Jordan Naidoo, Direttore della Divisione Education 2030 Support and Coordination dell’Unesco, e Oon Seng Tan, Direttore del National Institute of Education di Singapore. Al centro della mattinata, il dibattito sull’importanza della crescita professionale dei docenti come pilastro del miglioramento dei sistemi educativi.
Il Piano lanciato oggi prevede un investimento di 325 milioni di euro per la formazione in servizio degli insegnanti, che diventa obbligatoria e permanente come previsto dalla legge Buona Scuola. A queste risorse si aggiungono gli 1,1 miliardi della Carta del docente, per un totale di 1,4 miliardi stanziati nel periodo 2016/2019 per l’aggiornamento e lo sviluppo professionale del corpo insegnante. Saranno coinvolti nel Piano di formazione tutti i docenti di ruolo, per un totale di circa 750.000, e sono previste azioni formative per tutto il personale scolastico.Nove le priorità tematiche: dal digitale, alle lingue, dall’alternanza scuola lavoro all’inclusione, alla prevenzione del disagio giovanile, all’autonomia didattica. La qualità dei percorsi sarà assicurata attraverso nuove procedure di accreditamento a livello nazionale dei soggetti erogatori che consentiranno anche di monitorare gli standard offerti. Sarà fatto un investimento specifico sulla ricerca in questo campo per favorire il finanziamento, la raccolta e diffusione delle migliori startup formative. Le migliori pratiche formative, grazie alla collaborazione con INDIRE (Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa), saranno inoltre raccolte in una biblioteca delle innovazioni. Ogni docente avrà un proprio Piano di formazione individuale che entrerà a far parte di unportfolio digitale contenente la storia formativa e professionale dell’insegnante. I bisogni di formazione individuale confluiranno nel Piano di ciascuna scuola: la formazione diventa infatti uno dei cardini del miglioramento dell’offerta formativa. Fra i pilastri del Piano, la formazione sulle lingue, che coinvolgerà 130.000 insegnanti prevedendo l’innalzamento del livello di competenza linguistica e percorsi sulla metodologia CLIL.
“Il Piano che presentiamo oggi ci allinea ai migliori standard internazionali. Si tratta di un Piano organico, immediatamente attuabile, che mette al centro lo sviluppo della professionalità dei nostri insegnanti”, ha dichiarato il Ministro Stefania Giannini. “Con la Buona Scuola investiamo finalmente nel nostro capitale umano. Fino ad oggi i docenti sono stati destinatari di azioni di formazione frammentate, senza un framework di lavoro e priorità nazionali di riferimento. Alla formazione venivano destinate risorse limitate. L’inversione di tendenza è netta: nel triennio 2013-2016 sono stati investiti su questo capitolo appena 18,5 milioni. Oggi ne investiamo 325, solo per i percorsi di formazione. Un sistema educativo di qualità non può prescindere dallo sviluppo professionale dei propri docenti – ha proseguito il Ministro -. Si tratta di un obiettivo strategico essenziale. Siamo davanti ad un cambio di paradigma culturale: da oggi ciascun docente sarà inserito in un percorso di miglioramento lungo tutto l’arco delle sua vita professionale. Abbiamo immaginato la formazione in servizio come un ambiente di apprendimento permanente, un sistema di opportunità di crescita costante per l’intera comunità scolastica”.
“Il lancio di questo Piano rappresenta per l’Italia un traguardo importante nelle politiche di miglioramento del sistema scolastico. L’approccio più sistematico sulla formazione è di buon auspicio per lo sviluppo della professione docente. Il Piano farà crescere la qualità dell’insegnamento e avrà ricadute positive su scuole e studenti”, ha sottolineato Oon Seng Tan, Direttore dell’Institute of Education di Singapore.

“La qualità dell’istruzione non può mai prescindere da quella dei docenti. Proprio per questo le aspettative nei confronti degli insegnanti sono molto alte. Ci aspettiamo che abbiano una profonda conoscenza di ciò che insegnano, che siano appassionati, che sappiano coinvolgere gli studenti, che sappiano rispondere ai loro differenti bisogni, che promuovano l’inclusione e la coesione sociale, che lavorino in team e siano collaborativi con le altre scuole e con le famiglie. Ma per raggiungere questi obiettivi, il sistema di istruzione deve porre la massima attenzione a come i docenti vengono reclutati, alla loro formazione iniziale, alla formazione in servizio, a come premiare i migliori, ma anche sostenere quelli che stanno cercando di migliorare”, ha aggiunto Andreas Schleicher.

Presente anche l’Unesco, nella persona di Jordan Naidoo, Direttore della Education 2030 Support and Coordination Division. “Questo Piano rappresenta un passo avanti fondamentale per il sistema educativo italiano e per gli obiettivi che, globalmente, l’UNESCO conduce per il rafforzamento della professione docente nel mondo”, ha spiegato Naidoo. “Un miglior allineamento tra il sistema educativo italiano e standard internazionali non potrà che portare a una collaborazione più forte tra Governo Italiano e Unesco”.
Il Piano, ecco cosa cambia
La formazione (comma 124 della legge Buona Scuola) diventa “obbligatoria, permanente e strutturale”. Tutti i 750.000 docenti di ruolo saranno coinvolti.
Il Piano definisce con chiarezza gli obiettivi per il prossimo triennio. Per la prima volta sono previste 9 priorità tematiche nazionali per la formazione:

  • Lingue straniere;
  • Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento;
  • Scuola e lavoro;
  • Autonomia didattica e organizzativa;
  • Valutazione e miglioramento;
  • Didattica per competenze e innovazione metodologica;
  • Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale;
  • Inclusione e disabilità;
  • Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile.

Il Miur assume la regia nazionale della formazione: stabilisce le priorità, ripartisce le risorse, monitora i risultati delle attività, sviluppa accordi nazionali con partner della formazione. Le scuole, sulla base delle esigenze formative espresse dai singoli docenti attraverso i Piani individuali di formazione, progetteranno eorganizzeranno, anche in reti di scuole, la formazione del personale. Ogni docente avrà un portfolio digitale che raccoglierà esperienze professionali, qualifiche, certificazioni, attività di ricerca e pubblicazioni, storia formativa. Le attività formative saranno incardinate nel Piano dell’Offerta e saranno perciò coerenti con il progetto didattico di ciascun istituto. La formazione potrà svolgersi in modo diversificato: con lezioni in presenza o a distanza, attraverso una documentata sperimentazione didattica, attraverso la progettazione.
Saranno finanziate le migliori ‘startup della formazione’: il Miur promuoverà la ricerca, la sperimentazione, incentivandole a lavorare insieme a strutture scientifiche e professionali per la costruzione di percorsi innovativi di formazione. In collaborazione con INDIRE sarà realizzata una Biblioteca digitale scientificamente documentata delle migliori attività didattiche e formative.

Fuente: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs0

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Seamos comprensivos con la reválida

José Saturnino Martínez García

Max Weber decía que el objeto de la sociología es captar el sentido de la acción social. Y que la forma más sencilla de realizar esta tarea tan compleja es suponer que la gente es sensata y por tanto hay que buscar la lógica de lo que hace desde su punto de vista. Es lo que se conoce como sociología comprensiva. Si somos comprensivos con la reválida, podremos entender mejor por qué existe y cuáles serán sus efectos. Ser comprensivo no quiere decir justificar ni solidarizarse, simplemente entender.

La racionalidad en el lado del Ministerio de Educación está en cumplir con los objetivos fijados por la Unión Europea para 2020. Uno de estos objetivos es reducir el abandono educativo temprano. Muchos han dicho que la LOMCE aumentará el fracaso escolar, pero eso es porque no se han leído la letra pequeña de las estadísticas de la UE. Se considera que está en abandono educativo quienes no estén estudiando (sea lo que sea) o que no tengan un título educativo de «nivel 3». Aquí está el truco. La ESO es de nivel 2, pero la FP Básica es de nivel 3, así que quienes obtengan este título no estarán en abandono educativo, aunque no tengan el título de ESO.

Otro de los objetivos de la LOMCE es mejorar el nivel de competencias, lo cual se traduce en disminuir el porcentaje de adolescentes de 15 años que no llegan al nivel 2 en las pruebas PISA. Todavía no sabemos cómo será la reválida, pero se supone que una de sus intenciones es evaluar competencias. Dicho de otra manera, la reválida llevará a un entrenamiento especializado en el aula para mejorar en PISA, desatendiendo otras áreas del currículum y otras formas de aprender. Este entrenamiento podría mejorar los resultados en PISA, pero en tanto que cabe esperar peores resultados en los que se deriven a FP Básica (como veremos), el efecto final será indefinido.

Desde el punto de vista de los centros, en tanto que los resultados de las reválidas se hagan públicos, tendrán un incentivo claro en no dejar que se presenten a estas pruebas aquellos estudiantes sobre los que hay la expectativa de que suspendan. Esto llevará a lo que ya hemos visto con la PAU: en pocos años, el porcentaje de éxito en la reválida será muy alto, pues solo se dejará que se presenten aquellos adolescentes que los centros están convencidos que lo harán bien. Si la dificultad de la prueba se mantiene constante en el tiempo, veremos tasas de éxito muy altas. Eso, sí, a cambio aumentará la proporción de jóvenes que no terminan la ESO, pero no importa, para ellos está la FP Básica.

En cuanto a las familias, su objetivo es lograr que sus hijos vivan mejor, o por lo menos igual de bien. Cuando esto se aplica a educación, se traduce en que lo normal es que los estudiantes obtengan al menos el mismo nivel educativo que su padre, o más normalmente, su madre. O que lo mejoren. Para las familias de clases populares, que su hijo entre en la trayectoria de FP no se vivirá como un gran problema, mientas que para las de clase media y alta, será una tragedia. Estas familias presionarán mucho para lograr que sus hijos pasen la reválida, aumentado así la desigualdad de oportunidades entre la trayectoria hacia la universidad o hacia la FP.

En cuanto al profesorado, se le brinda una forma sencilla de gestionar al alumnado. Dirán a los estudiantes que si quieren ser de provecho, tendrán que aprobar la reválida. Si no, su vida será un desastre, como la que le espera a los que mandamos a la FP Básica. Sí, la FP Básica está condenada a convertirse en el lugar al que enviar al alumnado disruptivo y/o más rezagado en el aprendizaje. Al recortar en atención a la diversidad y en políticas de apoyo, la tentación para desviar a este grupo al alumno que necesita más atención, es muy grande. La LGE ya mostró que si se rebajan los requisitos de entrada a la FP, se desprestigia.

¿Y los estudiantes? A esas edades están muy despistados. Sus intereses todavía no están claros. Dependerán de lo motivador que sea su profesorado, de sus grupos de amigos (es decir, del barrio en el que está el centro), de la presión de su familia, de lo amenazador que resulte entrar en un grupo con todo el alumnado más problemático, el de la FP Básica.

Al comprender la reválida, podemos anticipar que disminuirá el abandono educativo y aumentarán los titulados en FP de nivel medio, al tiempo que aumentará la desigualdad de oportunidades ante la titulación en ESO y posiblemente en competencias. Estas mejoras no quiere decir que mejorará la educación, solo habrán mejorado las estrategias para maquillar los indicadores educativos.

Fuente: http://www.eldiario.es/zonacritica/comprensivos-revalida_6_564553560.html

Imagen tomada de: http://s5.eestatic.com/2016/08/01/espana/sociedad/Educacion-LOMCE-Revalida-Inigo_Mendez_de_Vigo-Ministerio_de_Educacion-Sociedad_144497070_11074813_1706x960.jpg

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Una nueva prueba evaluará a los futuros maestros en Cataluña

Europa/España/Barcelona, (EFE).-

Los futuros estudiantes de magisterio en Cataluña deberán superar una Prueba de Aptitud Personal (PAP) para acceder a la universidad a partir del próximo mes de junio.

Según ha informado la secretaria de universidades de la Generalitat, más de 2.700 estudiantes de primero de los grados de magisterio han realizado hoy una prueba piloto de la futura PAP para evaluar su nivel de estudios y garantizar la mejor formación posible durante la etapa universitaria.

 La prueba ha consistido en dos exámenes: el primero de competencia comunicativa y razonamiento crítico y un segundo de competencia logicomatemática.

Los estudiantes de Bachillerato y Ciclos Formativos de Grado Superior que quieran cursar estudios de magisterio tendrán que superar la nueva PAP después de aprobar las Pruebas de Acceso a la Universidad (PAU).

El director general de Universidades, Josep Pallarès, apunta que «con la nueva PAP queremos que los futuros maestros sean un modelo para infantes en el ámbito comunicativo y de razonamiento cuando se incorporen a las aulas».

La PAP, incluida en el Programa de mejora e innovación en la formación de maestros (MIF), se implementó en el curso 2014-2015 con el apoyo del Govern para conseguir estudiantes de magisterio mejor preparados.

La prueba piloto realizada hoy servirá para informar a los estudiantes que cursen bachillerato y ciclos formativos y que, en un futuro, quieran ser maestros. EFE

Fuente: http://www.lavanguardia.com/vida/20161004/41781243395/una-nueva-prueba-evaluara-a-los-futuros-maestros-en-cataluna.html

Imagen tomada de;http://www.lavanguardia.com/r/GODO/LV/p3/WebSite/2016/01/18/Recortada/LV_20140908_LV_FOTOS_D_54415760539-424-kXfC–992×558@LaVanguardia-Web.jpg

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Jari Lavonen: «Mientras discutimos el uso de las tecnologías, al mismo tiempo tenemos gente con dificultades de lectura que se traducen en dificultades para conseguir trabajo»

Dr Jose Luis Córica

En el último congreso de educación llevado a cabo en República Dominicana, tuvimos el honor de entrevistar a uno de los panelistas principales, el Dr. Jari Lavonen, Jefe del Departamento de Formación Docente de la universidad de Helsinki en Finlandia.

José Luis Córica: ¿Cuál es el diagnóstico que Ud. tiene sobre la calidad de la educación en Latinoamérica en general y en República Dominicana en particular?

Jari Lavonen: He estado aquí sólo hace dos días, por lo cual es complejo para mí hacer un análisis profundo, pero basándome en lo que he observado, las orientaciones son similares a las de Finlandia. De los trabajos presentados en el congreso, se visualiza que se está en la dirección correcta, en especial en la tendencia hacia la descentralización, que, en mi opinión, en mi experiencia, es algo bueno para la educación. No puedo anticipar con certeza el futuro, ni asegurar qué ocurrirá y qué no, pero aparentemente habrá más descentralización. La descentralización es en mi experiencia una buena medida porque permite a los profesores y a los estudiantes “adueñarse” de la educación y entonces mejorar notablemente la eficacia del sistema educativo. Si no existe la motivación, es más complejo que se realicen los aprendizajes. 2 Respecto de la calidad, basándome en lo que yo comprendo de la región, están ya presente las ideas básicas de control de calidad a nivel local y también a nivel nacional. Veo ya presentes las ideas para desarrollar un sistema de aseguramiento de la calidad de manera holística. Dado que hace relativamente poco tiempo que estoy aquí, sólo puedo darles mi percepción, la forma personal en la que interpreto las cosas. Puede que por ello me equivoque, pero les comparto la forma personal en que yo interpreto la realidad aquí. También tenemos que tener en cuenta que es difícil interpretar la realidad de la nación como un todo, basado en las discusiones parciales que se pueden hacer en un congreso. Hemos observado algunos posters por ejemplo que describen dificultades de lectura comprensiva, se expone sobre la importante cantidad de gente que aún no es capaz de leer. Mientras discutimos el uso de las tecnologías, al mismo tiempo tenemos gente con dificultades de lectura que se traducen en dificultades para conseguir trabajo, y por tanto dar sustento económico a sus familias. Lo que se ve de los trabajos presentados es que, quizás ese número es aún demasiado alto.

José Luis Córica: ¿En su opinión, cómo las tecnologías podrían ayudar a resolver esos problemas aquí, en República Dominicana?

Jari Lavonen: La clave es “cómo” se usa esa tecnología. Hay tantas maneras erróneas de usar las tecnologías… Si simplemente pide a los estudiantes el ir a Internet, quizás esta actividad no esté bien relacionada con los objetivos didácticos. Hay una decisión política, curricular, respecto de qué clase de gente necesitamos en la sociedad, qué clase de metas tenemos. En la escuela el desafío es persuadir a los estudiantes para que acepten e incorporen los objetivos y metas curriculares, para mantenerlos motivados. La tecnología puede ayudar a motivar a los estudiantes a aceptar y conseguir las metas fijadas curricularmente, entre otras cosas porque les brinda una sensación de autonomía, de interacción social, por eso es importante, porque brinda muchas posibilidades, dependiendo de cómo la utilicemos, de que clase de aprendizaje planteamos.

José Luis Córica: En algunos países de Latinoamérica se está implementando la estrategia de una computadora por estudiante. ¿Cuál es su opinión sobre ese programa?

Jari Lavonen: Creo que es una muy buena idea. Sin embargo, aquí también, depende de cómo utilicemos esas tecnologías. También es una ventaja respecto de los materiales didácticos puesto que se facilita la distribución y ya no hay necesidad de imprimirlos. De todas maneras, si no hay quien dé soporte la producción de materiales didácticos, las consecuencias se dejan ver. Hay mucha evidencia en la historia de la educación sobre esto ya. Por ejemplo en Gran Bretaña, en la década del 80 se enviaba a cada escuela un conjunto importante de materiales didácticos para computadoras, y los profesores ni si quiera los abrían, simplemente porque no sabían cómo hacerlo. Son muchos los ejemplos de provisión de herramientas que no se utilizan porque los docentes no saben cómo usarlas.

José Luis Córica: Mucho se habla de la brecha digital como brecha de acceso. Hay por otra parte nuevas voces que hablan de una Segunda Brecha Digital (brecha digital de segundo nivel) que se daría por la calidad de uso de la tecnología. ¿Cuál es su opinión al respecto?

Jari Lavonen: Pienso que indefectiblemente ocurrirá. Los cambios que se avecinan serán radicales. Habrá un nuevo espacio de aprendizaje que se universalizará, que será potenciado por los gobiernos y también por las empresas. Estuve en los últimos días en una conferencia sobre tecnología en Alemania y se ve con claridad el crecimiento sostenido del sector. En Finlandia hay un creciente 3 número de empresas que proveen plataformas y soportes, que de un año a otro pasaron de ser decenas a ser cientos de empresas. Hay muchas herramientas que pueden utilizarse. Requieren cierto entrenamiento, son herramientas amigables que incluso permiten al docente crear su propio material didáctico, pero no habrá éxito sin una orientación, si no hay un buen diseño. Pero de nuevo, la clave para resolver la brecha digital de contenidos, está en el docente

Datos de contacto Dr Jari Laoven

Jari Lavonen Head of the Department, Professor of Physics and Chemistry Education Campus Address: Department of Teacher Education, University of Helsinki P.O. Box 9 (Siltavuorenpenger 5) FIN-00014 UNIVERSITY OF HELSINKI FINLAND + 358 9 191 29635 (work, + 358 50 415 5317 (gsm) + 358 9 191 29611 (fax) jari.lavonen@helsinki.fi (e-mail)

Fuente: http://www.cognicion.net/images/articulos/Cog37/37-7-entrevista-jari-lavonen.pdf

Imagen tomada de: http://blog.tiching.com/wp-content/uploads/2015/11/Jari_Lavonen-Tiching.png

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Los centros de acogida de migrantes en Italia al borde de la implosión

Italia/06 octubre 2016/Fuente: El Mostrador

La llegada constante de migrantes a Italia y el cierre de las fronteras en el norte de Europa ha provocado una crisis en los centros de acogida de la península, los cuales están desbordados, en tanto han dejado de recibir fondos desde hace meses.

Desde el comienzo de este año, Italia ha recibido 132.000 migrantes, casi todos provenientes de África, un flujo comparable al total en cada uno de los dos años anteriores (138.000 en 2014, 129.500 en 2015).

Si bien en el pasado buena parte de ellos continuaba su ruta hacia el norte de Europa, la creación de centros para identificarlos y el aumento de controles en las fronteras con Francia, Suiza y Austria, terminaron por bloquear a una buena mayoría de ellos en la península.

Las instalaciones habilitadas, que en 2013 albergaban a unas 22.000 personas, en 2014 pasaron a recibir a 66.000 y en 2015 alcanzaron a las 103.000.

Esta semana se llegó al récord de 160.000, cifra a la que hay que sumar más de 15.000 menores de edad no acompañados.

El ministro del Interior italiano, Angelino Alfano, va a presentar la próxima semana un nuevo plan de distribución de estos centros por todo el país, con el objetivo de alcanzar un promedio de 2,5 solicitudes de asilo por cada 1.000 habitantes.

Los centros existentes en su gran mayoría son administrados por cooperativas o asociaciones a las que el Estado se ha comprometido a pagar una media de 25 a 35 euros por día por persona, para cubrir los gastos de comida, alojamiento, ropa, asistencia jurídica y psicológica.

El problema que padecen ahora es que el Estado dejó de pagar.

Según Confcooperative, una red que agrupa a unas 200 instalaciones en todo el país, y que aloja a unos 35.000 migrantes, el retraso en los pagos es de unos 10 meses en Sicilia (Sur), de 4 a 6 meses en Lazio (centro) y de 4 meses en Lombardía (norte).

La Cruz Roja Italiana, que maneja cerca de 70 centros de alojamiento de varios tipos, reconoció que no recibe dinero desde hace meses.

«Estamos hablando de millones de euros. La situación es muy difícil», explicó a la AFP el presidente de la misma, Francesco Rocca.

«Si el retraso es un asunto administrativo, lo entendemos. Pero si es por razones políticas, la cuestión es grave», advierte.

El presupuesto para la recepción de migrantes, que superó los mil millones de euros en 2015, se renovó parcialmente para este año.

Según la prensa italiana, faltan 600 millones de euros para pagar las deudas existentes, y unos 400 millones para los gastos del año que está por terminar.

«El problema de los recursos es cierto. Hay que reponer las arcas para poder pagar a nuestros acreedores (…). Cuando el ministerio de Hacienda nos asigne el dinero, vamos a saldar» la deuda, prometió Alfano.

En su continua batalla con la Unión Europa (UE) por la estabilidad presupuestaria, el primer ministro, Matteo Renzi, a menudo evoca los altos gastos que Italia tiene para hacer frente al fenómeno de la migración y por ello exige una mayor flexibilidad.

«Europa tiene una enorme deuda con Italia. Nosotros gastamos todo lo necesario para hacer frente a ello», repitió de nuevo el martes.

Interrogado por la AFP sobre el tema, ni el ministerio de Hacienda ni la oficina de prensa de Renzi respondieron.

Si bien los retrasos en los pagos es un fenómeno crónico dentro de la administración italiana, la situación se vuelve crítica para muchas estructuras pequeñas.

Es el caso de Oasi Don Bosco, en Catania (sur), donde un hotel convertido en 2015 en centro de acogida para 112 personas está saturado.

A pedido de la prefectura, el director del centro, Francesco Magnano, amplió su capacidad, añadió camas en las habitaciones, y en mayo lo convirtió en centro para menores no acompañados, cuyo número crece constantemente.

Hoy en día garantiza alojamiento y sostén a 160 jóvenes de 15, 16 y 17 años y ofrece trabajo a 27 personas, entre profesores, maestros, enfermeras, cocinero, etc., sin que haya recibido fondos públicos desde marzo.

Fuente noticia: http://www.lainformacion.com/educacion/escuelas/centros-acogida-migrantes-Italia-implosion_0_958105405.html

Fuente imagen: http://globedia.com/imagenes/noticias/2016/9/29/centros-acogida-migrantes-italia-borde-implosion_1_2400312.jpg

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Finlandia: Los docentes se unen a la marcha contra el racismo y la extrema derecha

Europa/Finlandia/6 de octubre de 2016/Fuente: www.ei-ie.org

El sindicato educativo Opetusalan Ammattijärjestö, junto con el movimiento sindical finlandés, ha respaldado una manifestación contra el racismo y el violento extremismo de la derecha, que recibió un apoyo generalizado por parte del país.

La manifestación, que tuvo lugar en Helsinki a finales de septiembre, fue organizada en respuesta al fallecimiento de un finlandés de 28 años que resultó atacado durante un mitin neonazi a principios de ese mes. En la manifestación, más de 15 000 personas se unieron para luchar contra una cultura del silencio que solo beneficia a los que pretenden difundir el odio, según manifiestan los organizadores.
El movimiento sindical apoyó firmemente esta acción y las tres confederaciones sindicales principales, Akava, SAK y STTK, alentaron a sus miembros a participar.
OAJ: Se necesita actuar contra el racismo
«Debe haber tolerancia cero para la discriminación», sentenció el Presidente del Opetusalan Ammattijärjestö (OAJ), Olli Luukkainen. Por otra parte, el presidente señaló que los docentes finlandeses están «muy comprometidos con la justicia y el pluralismo, que son componentes integrales de su ética».
“Los discursos no son suficientes, es necesario actuar para defender la tolerancia”, añadió. Esta es la razón por la que los sindicatos del sector de la educación han desafiado a todos los docentes y estudiantes finlandeses a erradicar el acoso, la discriminación y los discursos de odio mediante una gran campaña, explicó. El patrocinador de esta campaña es el Presidente de la República, Sauli Niinistö.
La campaña contra el odio «La unión hace la fuerza» anima a todos los docentes a abordar el tema en sus clases y a promover eventos que creen un sentido de comunidad.
«El color de la piel u otras características humanas no deben afectar a la capacidad de las personas para vivir plenamente su vida cotidiana, recibir una educación, conseguir un trabajo o acceder a los servicios», manifestó Luukkainen. «Se trata de una cuestión de derechos humanos, por lo que el racismo constituye claramente un delito».
En todo el país, los docentes ya están organizando varios eventos creativos utilizando las artes visuales, la música y la literatura. El día de acción recomendado es el 11 de noviembre.
Fuente: https://www.ei-ie.org/spa/news/news_details/4128
Imagen: https://www.ei-ie.org/kroppr/eikropped/2016_Finland_147557063614755706364096.jpg
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En Melilla, España: La ciudad supera la media estatal en la tasa de niños que dan inglés en Infantil

En Melilla, el 94,5% de los escolares recibe clases de una lengua extranjera desde los 3 a los 5 años. En el resto del país es un 82%

El 94,5% de los alumnos de Educación Infantil en Melilla estudian una lengua extranjera. En nuestra ciudad, todos aprenden inglés. Se trata de un porcentaje mayor a la media nacional (81,9%), aunque algo menor que el de Ceuta, donde asciende a un 97,4%. Así se recoge en un informa del Ministerio de Educación bajo el título ‘Enseñanzas de lengua extranjera en el curso 2014-2015’. En regiones como Castilla y León, Extremadura, Galicia, Murcia y Navarra el 100% de los estudiantes aprenden una lengua extranjera. En cambio, en Andalucía sólo un 66,6%.
En la etapa de Educación Primaria, estas cifras se disparan en nuestra ciudad, donde se alcanza el 99,9% de los escolares que estudia inglés. También en Ceuta se llega esta cifra, mientras que la media estatal se queda por detrás con un 99,4%.
En la enseñanza obligatoria el 100% de los estudiantes melillenses y ceutíes están recibiendo clases de una lengua extranjera, aunque en Melilla un 97,1% lo hace de inglés y un 2,8 de francés, mientras que en Ceuta es de un 99,9 en inglés y un 0,1% en francés. En cuanto a la media estatal, el 97,7% de los escolares opta por el idioma del Reino Unido y el 2,5% por el de Francia.

Porcentaje más bajo
En Bachillerato, en cambio, Melilla registra el peor porcentaje de estudiantes que aprende un primer idioma extranjero. En concreto, sólo un 89,5% de los alumnos de estos cursos, aunque Ceuta no tiene cifras mejores porque ronda el 87,3% frente a la media nacional que se sitúa en un 96,8%. Del total, en Melilla un 88,8% opta por el inglés y un 0,7% por el francés. En Ceuta, un 84,4% de los estudiantes elige la lengua del Reino Unido y un 2,8% la de Francia.

Segunda lengua
Melilla y Ceuta son dos de las regiones que están lejos de alcanzar las cifras de alumnos de Primaria que estudian un segundo idioma extranjero. En Ceuta no hay ninguno y en nuestra ciudad es de un 1,9% frente al 6,4% de media estatal.
Pero estos datos cambian cuando se analiza la etapa de Educación Secundaria Obligatoria (ESO). El porcentaje de alumnos melillenses matriculados en un segundo idioma es de un 50,1%, por lo que Melilla está por encima de la media nacional que se sitúa en un 43,3%. Ceuta se queda por debajo con un 42,4%.
En Bachillerato, Melilla registra la segunda cifra más baja de estudiantes matriculados en un segundo idioma extranjero (4,5%) junto a Canarias (2%). Sin embargo, en Ceuta es algo mayor con un 6,2%. No obstante, ambas ciudades autónomas se quedan a una gran distancia de la media estatal, que recoge que un 23% de los alumnos de esta etapa educativa opta por un segundo idioma como asignatura.

Según el centro
Si analizamos el tipo de centro, en Melilla el porcentaje de estudiantes que tiene francés como segundo idioma es mayor en los centros concertados (69%) frente al de los públicos (47,8%). Esta misma tendencia se registra en Ceuta con un 61,8% en las escuelas concertadas y un 35,5% en las estatales, así como en la mayoría de las regiones españolas.
De hecho, la media nacional es que el 49,7% de los escolares de la ESO estudia un segundo idioma en centros privados y un 40% en los públicos.
Los porcentajes son más distanciados entre un tipo de escuela y otro en la etapa de Bachillerato. De esta forma, en Melilla un 15,8% de los que opta por francés como segundo idioma está en un centro concertado y un 4,1% en uno público. En Ceuta estas cifras son de un 32,1% y de un 5,1% respectivamente.

Fuente: http://elfarodemelilla.es/2016/10/03/la-ciudad-supera-la-media-estatal-la-tasa-ninos-dan-ingles-infantil/

Imagen: elfarodemelilla.es/wp-content/uploads/sites/2/2016/10/IMG-20161002-WA0014.jpg

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