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Cesena, la prima scuola d’Italia a riconoscere i giovani caregiver

Europa/Italia/VitaIt

Resumen: En Italia, al menos, 169 mil jóvenes asumen sistemáticamente el cuidado de un miembro de la familia, lo que repercute en sus opciones de educación, ocio, estilo de vida. El Instituto Profesional de Cesena desarrolla por primera vez un programa educativo adecuado a el cuidador jóvenes, pensando para cada uno de ellos un plan de estudios personalizado. «Hemos empezado a trabajar en este tema el año pasado: habíamos comprendido esta realidad y tuvimos situaciones de chicos que no habíamos reconocido o por el contrario que habíamos tratados con un pietismo excesivo», explica Alessandra Prati , participante del proyecto europeo EPYC  que les llevó a ser la primera escuela en Italia para reconocer la realidad de los jóvenes cuidadores y proporcionar un apoyo adecuado a estos estudiantes.

In Italia almeno 169 mila giovani si prendono cura sistematicamente di un famigliare, con ripercussioni sul loro percorso scolastico, il tempo libero, le scelte di vita. Un Istituto Professionale di Cesena per primo ha inserito i giovani caregiver fra i BES, pensando per ciascuno di loro un piano didattico personalizzato. Un’altra scuola a Carpi fa compilare ai nuovi iscritti un questionario per misurare il loro impegno di cura

Ha 17 anni I., è originaria della Turchia ma vive in Italia. Per fare i compiti deve litigare con la madre, perché quando lei deve fare i compiti il fratello la distrae e vuole sempre ricevere attenzioni. È italiana invece S. e ha 16 anni : anche lei dice che tempo per i compiti ne ha «sempre poco» e soprattutto la sua casa «non è più un luogo accogliente in cui farli». Nessuno dei suoi docenti però le ha mai chiesto una spiegazione per il grave calo nel suo rendimento scolastico e lei si è ben guardata dal gridare ai quattro venti quanto tempo le costa fare da caregiver al fratello disabile.Queste testimonianze sono state raccolte nel volume “Care2Work” (in allegato), collegato all’omonimo progetto europeo finanziato da Erasmus + di cui per l’Italia è partner la cooperativa Anziani e non solo.

I vissuti, i bisogni e le riflessioni qui esplicitate sono li stessi di tanti giovani caregivers, nascosti nelle classi di tutta Italia. La prima scuola d’Italia a dare loro attenzione è l’Istituto Professionale Versari Macrelli di Cesena, un istituto da mille e cento studenti. Qui l’istituto ha previsto l’essere giovani caregiver fra i bisogni educativi speciali, creando quindi la possibilità di avere un piano didattico personalizzato. Oggi ne usufruiscono otto studenti.«Abbiamo iniziato a lavorare su questo tema l’anno scorso: avevamo intuito questa realtà e avevamo avuto situazioni di ragazzi che non avevamo riconosciuto o che al contrario avevamo trattato con eccessivo pietismo», spiegaAlessandra Prati, docente di economia aziendale dell’Istituto, oggi distaccata all’ufficio scolastico provinciale di Forlì Cesena.

È l’incontro con la cooperativa Anziani e non Solo e con il progetto europeo Epyc a far fare loro un salto di qualità nella riflessione, che li ha portati con questo anno scolastico ad essere la prima scuola d’Italia a riconoscere nero su bianco la figura del giovane caregiver e a prevedere adeguati supporti per questi studenti. La professoressa Prati ne parlerà oggi pomeriggio a Carpi nel workshop “Essere giovani studenti e caregiver”, nell’ambito dei Caregiver Day organizzati da Anziani e non solo (qui il programma completo), ma del tema si parlerà ancora venerdì e sabato a Rimini, nell’ambito del Convegno Erickson “Supereroi fragili, Adolescenti oggi tra disagi e opportunità”.

La professoressa Prati ha voluto intitolare il suo intervento “La scuola incubatrice di nuovi soggetti protagonisti di care” , perché «la scuola vorrebbe fare proprio questo, proteggere e insieme far crescere» questi che sono «ragazzi in punta di piedi, molto discreti, silenziosi, che faticano a esternare la propria situazione e anche solo a riconoscerla», spiega. Cita l’esempio di una sua alunna di quinta, dell’anno scorso: «la scuola aveva già avviato un percorso di sensibilizzazione sul tema dei giovani caregiver, ma lei non ha mai detto nulla. Alla maturità, faceva l’indirizzo servizi sociali, si è presentata con una tesina su lei come caregiver della sorella e tutte le discipline le ha allacciate alla sorella. Il primo obiettivo quindi è far capire ai ragazzi stessi il loro ruolo, poi farlo capire ai compagni e anche ai docenti, perché non tutti hanno accettato la proposta che la scuola ha fatto».

Concretamente, gli studenti che hanno un piano didattico personalizzato possono contare su interrogazioni programmate, se serve per alcune discipline fissare degli obiettivi minimi, recuperare le verifiche saltate e un compagno tutor per trasmettere i compiti. Se serve è possibile anche derogare al tetto massimo di assenze da scuola. «La scuola ha creato un gruppo di lavoro, siamo sei insegnanti, ci crediamo molto, stiamo cercando di diffondere questa esperienza a livello provinciale, abbiamo realizzato un concorso fotografico nelle scuole superiori della provincia di Forlì-Cesena, con la Consulta degli Studenti, per illustrare le sensazioni che un giovane caregiver prova», racconta Prati, ricordando lo scatto con il gabbiano che prova a spiccare il volo o quello in cui una ragazza allaccia le scarpe a un’amica.

Licia Boccoletti è la responsabile progetti Anziani e non solo. Proprio lei un anno fa ci aveva aperto gli occhi su questa realtà silenziosa e invisibile. Per l’Istat i ragazzi fra i 15 e i 24 anni che si prendono cura di un famigliare adulto fragile sono 169mila, pari al 2,8% della popolazione di questa età. Ma un’indagine svolta da Anziani e non solo a Carpi aveva rilevato che il 19,8% degli studenti presta un livello di cura di intensità alta o molto alta verso un genitore o un nonno, ovvero a una persona anziana o malata. Anche il Rapporto Garanzia Giovani ha evidenziato che le responsabilità collegate alla cura sono il primo motivo di inattività dei giovani Neet fra i 15 e i 29 anni. Al CFP Nazareno di Carpi, dove Anziani e non solo aveva svolto la sua ricerca, la scala MACA-YC42 viene ora sistematicamente utilizzata all’atto delle iscrizioni: «È un questionario per quantificare il carico di cura, viene distribuito all’atto dell’iscrizione, la scuola poi si impegna ad approfondire con le famiglie le singole situazioni, gli insegnanti hanno fatto un percorso con noi, c’è uno psicologo di riferimento… al termine dei nostri laboratori in questa scuola il 20-30% dei ragazzi ha dichiarato di identificarsi nel ruolo del caregiver», spiega Boccoletti.

La cooperativa Anziani e non solo nel frattempo ha avviato anche un piccolo servizio dedicato ai giovani caregiver, nell’ambito del progetto europeo Epyc, sui quattro comuni del distretto di Carpi: è stato fatto un primo censimento dei potenziali giovani caregiver, che in questo momento vengono contattati individualmente. Da inizio aprile sono tre i ragazzi fra i 13 e i 19 anni che hanno già aderito alla proposta di un percorso insieme, con incontri individuali e attività di gruppo, cominciando dalla fotografia e dal teatro, per fare qualcosa insieme e allo stesso tempo confrontarsi con qualcuno che sta vivendo la stessa esperienza.

Foto Michael Kurzynowski/Unsplash
Fuente: http://www.vita.it/it/article/2017/05/03/cesena-la-prima-scuola-ditalia-a-riconoscere-i-giovani-caregiver/143220/
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Private education plays expanding role across Africa

Africa/FinancialTimes
Resumen: Uno de cada cuatro alumnos podrían ser instruidos de forma privada para el año 2021, según un estudio realizado por Caerus Capital. Se cree que uno de cada cuatro jóvenes africanos, o 66 m alumnos, podrían estar inscrito en alguna forma de educación privada para el año 2021, lo que implica un aumento de la enseñanza privada en todo el continente, según un informe. El crecimiento de la educación privada ha sido impulsado por la falta de fe en la educación pública o la incapacidad de los padres para encontrar un lugar, pero los críticos advierten que las escuelas privadas pueden exacerbar la desigualdad, erosionar experiencia en el sector público y, en algunos casos, proporcionar una educación inferior. El informe realizado por la consultora con sede en Washington, llegó a la conclusión, sin embargo, que los gobiernos africanos que bloquean el avance de la educación privada por motivos ideológicos, corren el riesgo de perder la financiación y experiencia de empresas privadas.

Fuente: https://www.ft.com/content/7f98d1f0-2f58-11e7-9555-23ef563ecf9a

As many as one in four young Africans, or 66m pupils, could be enrolled in some form of private education by 2021, furthering what has been a surge of private schooling across the continent, according to a report. Sample the FT’s top stories for a week You select the topic, we deliver the news. Select topic Enter email addressInvalid email Sign up By signing up you confirm that you have read and agree to the terms and conditions, cookie policy and privacy policy. The growth in private education has been driven by parents’ lack of faith in public education or inability to find a place, but critics warn that private schools can exacerbate inequality, erode expertise in the public sector and, in some cases, provide an inferior education. The report, conducted by Caerus Capital, a Washington-based consultancy, concluded, however, that African governments that block the advance of private education on ideological grounds risk losing out on both finance and expertise. Scott Featherston, one of the report’s authors, said the aim was to end what he called “the dead-end debate” over public and private education, noting how almost every country combined elements of both. African governments needed to learn how better to harness and monitor what the private sector had to offer, he said. Africa has expanded educational provision greatly since 2000, increasing primary school-age places from 91m to 158m in 2014, and bringing net enrolment up from 60 per cent to 78 per cent. Yet despite governments spending an average 18.4 per cent of their limited budgets on education — more than other regions — enrolment still lags behind the global average of 91 per cent. 158m Primary school-age places in Africa in 2014, up from 91m in 2000 Many African governments struggle to pay teachers, some of whom skip school to farm or do second jobs. Roughly 30m children in sub-Saharan Africa, whose population is growing faster than on any other continent, receive no schooling at all, according to Unicef. In practice, gaps have been plugged by private entities, from local faith-based and community schools in remote villages or slums, to international groups offering both low- and high-cost education. Quality is mixed. Some private schools achieve better results than state ones, although critics say that is because they cater to better-off students. But others are of poor quality. “The future of education in emerging markets, within Africa and beyond, will be hybrid systems,” the report concluded. The study, to be presented at the African World Economic Forum in Durban on Thursday, estimated that $16bn-$18bn of private investment would be required over the next five years. The Big Read Africa: Between hope and despair Optimism surrounding the continent has evaporated with the collapse in commodity prices Justin Sandefur, senior fellow at the Center for Global Development, said it was important to distinguish between fee-paying schools and private provision of free education. There had long been a consensus among educators that poor families should not be paying for education, he said. However, he said some African governments did not have the capacity to deliver free, universal schooling, in which case they might contract private providers to improve quality and reach. Liberia last year began a pilot project to contract out the management of some schools to for-profit and not-for-profit providers. However, Mr Sandefur said there was little evidence to back claims that private providers could consistently improve standards or that successful schemes could be scaled up to national level. The authors acknowledged potential pitfalls of turning to the private sector, including making inequality worse by giving a better education to the children of parents who could afford it. They also highlighted the lack of capacity of some governments to monitor private schools, and recognised the danger that private schools were potentially less reliable over the longer term, particularly if their model depended on turning a profit. The report’s sponsors include the US Agency for International Development (USAID) and CDC, Britain’s foreign investment arm, both of which have invested in private education in Africa.

Fuente: https://www.ft.com/content/7f98d1f0-2f58-11e7-9555-23ef563ecf9a

Imagen tomada de: http://media.gettyimages.com/photos/students-from-molaetsa-primary-school-in-soweto-participe-in-an-art-picture-id576697674

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​En Perú: Operativo Eduqa-2017 revela el triste «rostro» de la educación en Junín

Contraloría realizó acción de control preventivo a colegios de la región

América del Sur/Peru/DiarioCorreo.pe

Los escolares de Junín, principalmente en colegios estatales y en zonas rurales, continúan presentando niveles de rendimientos bajos, pese a la millonaria inversión que el Estado ha realizado en los tres últimos años, tal y como lo devela el informe con los resultados del Operativo de Visita Preventiva EduQa 2016, que realizó la Contraloría General de la República a una muestra de 91 colegios de la región.

HALLAZGOS. Del 2013 al 2016 en Junín, el Estado invirtió en material y útiles de enseñanza: S/2, 578 387, en infraestructura educativa: S/ 471, 385, 244. Ello sin contar lo que invierte en sueldos de maestros, administrativos, logística y otros.

Sin embargo, se logró detectar que de los más de mil quinientos educadores, el 30 % no dicta clases de acuerdo al planificador, el 19 % no cuentan con sesión de aprendizaje, los materiales que utilizan no corresponden a la sesión. A ello se suma que el 20% de profesores no cuenta con unidad didáctica. Y en un hecho bastante reprochable, se informa que l 15 % de colegios no informa la inasistencia de sus docentes.

Y si prestamos atención a otro de los actores del proceso de aprendizaje, que son los escolares, tampoco se están haciendo las cosas bien. De 29 mil 997 estudiantes que fueron sometidos al estudio, se dio cuenta que el 21 % no utiliza los cuadernos de matemática que da el Ministerio de Educación ( Minedu), el 26 % no usa el de comunicación.

Y si alguno de ellos sufriera algún accidente al interior del centro educativo sería un verdadero riesgo para él, pues del 28 % de colegios que tienen botiquines solo cuentan con medicamentos vencidos.

INFRAESTRUCTURA. La deficiente formación de los docentes, sigue figurando entre los principales problemas de la educación, pero no es el único problema, la baja calidad de las instituciones también lo es.

El 4% de centros educativos no tiene desagüe, el 2 % no cuenta con agua, el 9% tiene los servicios higiénicos inoperativos y sucios, el 25% cuenta con mobiliario en malas condiciones para su uso, del 18 % hace mal uso del material educativo dado por el Estado. Además, el 22% no tiene saneamiento físico legal de su predio, por lo que se hace más difícil la inversión para hacer mejoras.

El 36% de colegios tiene sus paredes en mal estado, el 26 % tiene pisos en malas condiciones, el 38 % cuenta con lozas deportivas en pésimas condiciones. Y el 29 % colegios funciona en ambientes declarados inhabitables.

Y por si esto fuera poco, la Contraloría detectó que hay lugares de expendió de alcohol a menos de 100 metros en el 30 % de colegios tomados en la muestra.

Pero esas no serían las únicas deficiencias, porque el 95 % no cuenta con protección de malas para proteger a los alumnos de la radiación solar. El 92% no tiene rampas para discapacitados, no hay señalización para ellos. Si hubiera incendios no cuentan con extintores. Un buen porcentaje de quioscos escolares no cuentan con agua y desagüe y el 18 % no cuenta servicio de internet.

Fuente: http://diariocorreo.pe/edicion/huancayo/operativo-eduqa-2017-revela-el-triste-rostro-de-la-educacion-en-junin-746880/

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En Colombia: Presentado el proyecto de línea pedagógica de las escuelas infantiles de Pamplona

En mayo se prevé la recogida de nuevas aportaciones y la redacción definitiva, así como su aprobación en la Junta de Gobierno de EE.II.

América del Sur/ Pamplona/Iruña, 3 de mayo de 2017

La línea pedagógica es la filosofía educativa, el ideario o las inspiraciones teóricas o paradigmáticas en las que se basa el proyecto educativo. Esta mañana la concejala delegada de Cultura, Política Lingüística, Educación y Deporte, además de presidenta del organismo autónomo Escuelas Infantiles Municipales de Pamplona, Maider Beloki, el gerente del organismo autónomo, Alfredo Hoyuelos, y la directora técnica del mismo, Inés Zazu, han presentado los detalles del proyecto de línea pedagógica de las escuelas infantiles municipales, que se prevé aprobar durante este mes de mayo, y que ha contado con la participación y las aportaciones, a través de diferentes grupos de trabajo, de profesionales de las escuelas infantiles, educadoras, dirección de los centros, personas expertas o las propias familias.

Este proyecto de línea pedagógica establece y describe los doce principios rectores comunes: bienestar y derecho a la educación; el acompañamiento profesional; la cotidianidad de las relaciones con las familias; la cultura de la infancia; el valor de la calidad de lo lúdico; el enfoque desde la complejidad; la calidad holística; la observación, investigación y formación; la inclusión; la armonía entre propuesta educativa y arquitectónica; la cultura del taller; creatividad y estética; y el valor de la cocina propia. El documento cuenta, además, con una introducción general, un apartado sobre la inclusión educativa y la filosofía de la continuidad.

Según el artículo 9 de los estatutos de las Escuelas Infantiles Municipales de Pamplona, el establecimiento de esa línea pedagógica le corresponde a la Junta de Gobierno del organismo autónomo.

La línea pedagógica, con un reconocimiento histórico al buen hacer de tantos años de trabajo, tal y como recoge el proyecto presentado, “estructura una manera de pensar y de hacer educación. Toma decisiones no neutrales que crean los cimientos del proyecto educativo. Supone una filosofía de mirar a la infancia y la forma de la educación”.

Con este trabajo se trata de seguir consolidando y matizando los principios organizativos que conforman la identidad a las escuelas infantiles municipales de Pamplona y, al mismo tiempo, revisarlos para que se adecuen coherentemente a las diversas subjetividades, escenarios y contextos actuales o futuros.

Principios rectores: bienestar, acompañamiento, relaciones con las familias e infancia

El primer principio rector es el bienestar físico y emocional de los menores y el derecho a la educación. Bienestar significa estar bien, sentirse bien, encontrarse adecuadamente acogido en las formas emocionales de vivir la experiencia de la escuela infantil.

Además, conlleva un rol profesional de acompañamiento (sin adelantamiento) significativo de los procesos emocionales, interactivos y cognitivos que los niños y niñas construyen relacionalmente.

El acompañamiento profesional, como segundo principio, supone concebir la escuela infantil no solo como una forma de conciliación de la vida familiar y laboral. El derecho a la educación supone desvelar que los centros educativos son una oportunidad, complementaria a la educación familiar, de bienestar y aprendizaje para niños, niñas y personas adultas.

El tercer principio rector es la cotidianidad en las relaciones con las familias, parte fundamental de la comunidad educativa, en un marco de colaboración, trabajo y aprendizaje, que aportan también valores esenciales al proceso educativo. Las familias tienen acceso directo y cotidiano a las diversas dependencias en las que viven sus hijos e hijas en un diálogo permanente con la comunidad escolar.

Hablar de cultura de la infancia, cuarto principio rector, supone reconocer que cada menor tiene su forma ética, estética y poética de ver el mundo. Es importante creer en una infancia capaz de descubrir y construir sentidos y significados en interacción con uno mismo y con los demás. Reconocer la cultura de la infancia significa renunciar a imponerle nuestras ideas y aprender a entrar en diálogo con ella.

Principios rectores: juego, complejidad, calidad holística y la investigación

El quinto principio rector tiene que ver con el valor de la calidad de lo lúdico. El juego es el estado natural de exploración, investigación y aprendizaje de los niños y niñas, y por ello es imprescindible sostener su calidad basada en pensar, seleccionar, elegir objetos, propuestas y escenarios.

El enfoque desde la complejidad, sexto principio, supone desvelar la experiencia educativa como un entramado organizativo. Significa reconocer que los menores tienen derecho a experiencias y propuestas, significa aceptar con optimismo la incertidumbre para no predeterminar ni etiquetar las formas o los estilos heterogéneos que los tienen los niños y niñas de proceder en sus formar de conocer.

Como séptimo principio, aceptar el holismo significa asegurar que todos los momentos que el niño y la niña viven en la escuela contienen una unidad indisoluble y son, por naturaleza, educativos. Tan importantes son las propuestas en los talleres, los instantes del juego en los espacios como los momentos de ritual, que no de rutina, del cambio de pañal, la comida o la siesta.

Otro elemento lo conforman la observación, la investigación y el análisis documental, que son las estrategias coherentes que dan sentido al propio proceso de educar como aprendizaje continuo, como formación permanente. El trabajo en grupos pequeños es el recurso que permite descubrir las potencialidades insospechadas de los menores y la forma de experimentar la profesión desde nuevos roles y posibilidades.

Principios rectores: inclusión, arquitectura, talleres y cocina propia

La inclusión es el noveno principio que asegura, en la línea pedagógica, el respeto a la diversidad de las capacidades y derechos diversos. Implica el trabajo conjunto de varios profesionales que en la misma aula comparten proyectos de inclusión con todos los menores. Se rechaza el concepto de necesidades educativas especiales como un sentido de carencia y se aboga por un concepto más actual de derecho sin discriminación.

Otro principio rector es la armonía entre la propuesta educativa y arquitectónica, fundamental para generar microclimas de bienestar y amabilidad en los procesos de aprendizaje de los menores y de las personas adultas. Otro de los elementos comunes, el undécimo, que se recogen en la línea pedagógica es la cultura del taller, con la idea de ruptura con la normalidad educativa para generar procesos de creatividad La cultura del taller da valor a la belleza, a la estética, a la atención por los detalles, que entran en diálogo con los valores educativos de la propia escuela.

El último principio rector tiene que ver con el valor de la cocina propia, con la relación cotidiana entre el personal educativo y el personal auxiliar. Todas las escuelas infantiles cuentan con cocina y personal de cocina propios, que junto a la elaboración de menús saludables y de cercanía, se configura como un valor educativo permanente.

Proceso participativo y abierto desde el mes de septiembre

Desde el pasado mes de septiembre se está perfilando el contenido de la línea pedagógica a través de diversos grupos de trabajo, dentro de un proceso abierto y participativo a toda la comunidad educativa. Se han llevado a cabo 21 reuniones del llamado Grupo de Redacción (formado por Gerencia, Dirección Técnica y otros profesionales), encargado de preparar los materiales escritos y visuales para ser debatidos por el Grupo de Direcciones de Centros.

Este ha mantenido por el momento, 12 reuniones para compartir, debatir y concretar los diversos borradores de la línea pedagógica. Ambos grupos tienen pendientes nuevas reuniones en este proceso.

El Grupo transdisciplinar (formado por el Grupo de Redacción más pediatra, psicóloga, trabajadora social, talleristas, otros empleados, familias y expertos) se ha reunido en dos ocasiones y hay pendiente una más en junio para presentar la línea pedagógica definitiva.

Asimismo, se han celebrado dos Asambleas Pedagógicas con todas las educadoras, además del Grupo Transdisciplinar y el de Direcciones de Centros. Por último, han tenido lugar dos reuniones interescuelas para compartir experiencias y proyectos educativos y una reunión con una asociación de padres y madres. También se han recogido diversas aportaciones llegadas de reflexiones de profesionales de distintas escuelas infantiles. Ayer se celebró una reunión con todas las familias interesadas en la que participaron unos 45 padres y madres de todas las escuelas infantiles para debatir el borrador de la línea pedagógica y recoger aportaciones. La próxima semana se celabrará un nuevo encuentro con las familias, para continuar recogiendo ideas.

Durante este mes de mayo, tras la reunión de ayer con las familias, el proyecto del documento se revisará este viernes 5 con el grupo de Igualdad del Ayuntamiento y se debatirá en Junta de Gobierno de Escuelas Infantiles el 9 de mayo. Para el día 10 está prevista la recogida de aportaciones y la redacción definitiva de la línea pedagógica. El 23 de mayo se celebrará una asamblea pedagógica para la presentación de esa línea pedagógica, que será aprobada posteriormente por la Junta de Gobierno de Escuelas Infantiles.

Fuente: http://pamplonaactual.com/presentado-proyecto-linea-pedagogica-las-escuelas-infantiles-pamplona/

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Internacional de la Educación responde al informe del Banco Mundial sobre el Desarrollo Mundial de la Educación

Prensa Internacional de la Educación

Sobre la base de nuestro conocimiento de primera mano de los sistemas de educación en el mundo, las políticas y las prácticas a ello asociadas, Educación Internacional, junto con organizaciones miembros en las consultas regionales en todo el mundo han respondido al documento conceptual más reciente del Banco Mundial sobre el Desarrollo Mundial de la Educación (IDM).

“Si bien compartimos la preocupación manifestada por el Banco Mundial sobre la necesidad de mejorar los aprendizajes, nuestras preocupaciones son mucho más amplias”, declaró el secretario general de Educación Internacional, Fred Van Leeuwen. “«Décadas de reformas prescriptivas, basadas en pruebas estandarizadas y la consiguiente fatiga experimentada por los educadores en todo el mundo, demuestran que el simple uso y dependencia de la evaluación sumativa no es igual a calidad».

El IDM es un informe anual publicado desde 1978 por el Banco Mundial en el que cada año se ofrece un análisis en profundidad sobre un aspecto particular del desarrollo. El informe es influyente en la conformación de recomendaciones del Banco Mundial para el desarrollo de políticas a partir de las cuales asesora a los gobiernos, en particular a los ministros de Finanzas en el Hemisferio Sur y del Norte.

Después de 40 años de publicación, el Informe sobre el desarrollo mundial de este año (WDR) se centrará en educación, lo que se convierte en un documento clave para el desarrollo de la educación en el mundo dado que el Banco Mundial es un actor central en la conformación de las agendas de política educativa, ya que el mayor proveedor de fondos externos para el sector.

Leer respuesta completa de la IE aquí

Invertir en maestros capacitados, calificados, motivados y bien apoyado y personal de apoyo educativo

Mientras que el documento conceptual afirma que este informe será de unos “acertar la educación”, de décadas de esfuerzos de reforma educativa financiados por el Banco Mundial han minado el atractivo de una carrera en la educación. De hecho, mediante la imposición de las políticas de ajuste estructural que conducen a los límites salariales de los maestros y la reducción de la inversión en el sector público, el Banco Mundial ha contribuido en gran medida a la crisis existente en educación y por ende en los aprendizajes.

La inversión en la fuerza de trabajo en educación exige que se aborden los factores estructurales que impactan directamente en el trabajo de los profesores, tales como el tamaño de las clases, la falta de formación y el desarrollo profesional, así como los bajos salarios y los pagos irregulares al sector docente.

Asegurar el diálogo social y la consulta de los interesados ​​en la educación pertinentes para la reforma de educación significativa

Como se ha indicado correctamente en el documento conceptual del BM , es importante “orientar eficazmente la reforma.” Esto sólo puede lograrse a través del diálogo de políticas eficaces con las y los maestros y sus sindicatos. Los sindicatos de educación están equipados con información valiosa sobre la realidad sobre el terreno y pueden desempeñar un papel importante para garantizar el mejor uso de los recursos y el desarrollo de una política educación significativa.

El Banco Mundial está bien asesorado para hacer un mejor uso de la experiencia de los sindicatos de la educación y la sociedad civil durante el proceso de elaboración de este informe.

Para más información sobre la política del Banco Mundial sobre los profesores, leer el estudio de la IE El doble discurso del Banco Mundial sobre los maestros: Un análisis de los diez años de los préstamos y asesoramiento

Fuente: https://www.ei-ie.org/en/detail/15021/ei-responds-to-world-banks-framing-of-world-development-report-on-education

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Nueva Zelanda: Religious education teaching that ‘Christianity is superior’

Nueva Zelanda/Mayo de 2017/Fuente: RNZ

 Resumen: La Secular Education Network ha presentado un caso ante el Tribunal de Revisión de Derechos Humanos, diciendo que la Ley de Educación permite el favoritismo religioso en las escuelas estatales, lo cual dice que está prohibido bajo la Declaración de Derechos. Su portavoz, David Hines, un periodista jubilado y predicador laico, dijo que la Sección 78 de la Ley de Educación permitió a una escuela para llevar a cabo la instrucción religiosa de hasta una hora a la semana o 20 horas al año. Pero creía que todas las religiones debían ser enseñadas de manera académica -la religión cristiana no debería recibir un trato preferencial- y el impacto podría ser perjudicial para otras personas. «Es un escupitajo en la cara de cada otra religión, está diciendo que el cristianismo es superior», se quejó.
«Les está diciendo a los judíos que la Biblia es un libro cristiano cuando los judíos tienen sustancialmente el mismo libro pero le dan una interpretación diferente. «Es una negativa para los ateos porque dice que tienes que creer en Dios para vivir una vida buena». David Hines ha reunido 26 testigos para su caso, entre ellos 13 padres que dijeron que sus hijos fueron maltratados. Uno de ellos es Tanya Jacob, quien tuvo que sacar a sus hijos de su escuela en Christchurch. «Sabíamos que iban a haber estas clases bíblicas por lo que pensamos que sólo se optó por salir», dijo.

The Secular Education Network has filed a case with the Human Rights Review Tribunal, saying the Education Act allows religious favoritism in state schools, which it says is prohibited under the Bill of Rights.

Its spokesman, David Hines, a retired journalist and lay preacher, said Section 78 of the Education Act allowed a school to hold religious instruction for up to an hour a week or 20 hours a year.

But he believed all religions should be taught in an academic way – the Christian religion should not be given preferential treatment – and the impact could be damaging for other people.

«It’s a spit in the face for every other religion, it is saying that Christianity is superior,» he complained.

«It is telling the Jews that the Bible is a Christian book when the Jews have substantially the same book but put a different interpretation on it.

«It is a put down for atheists because it says you have got to believe in God to live a good life.»

David Hines has gathered 26 witnesses for his case, including 13 parents who said their children were mistreated.

One of them is Tanya Jacob, who had to pull her children out of their school in Christchurch.

«We knew there were going to be these bible classes so we thought we would just opt out,» she said.

«Over time we found that our kids were being put back in (to the class) and we found they were being told they were going to Hell.

«They were also being badgered for not believing in God.»

Joining the case along with Mrs Jacob were leaders from five religions saying their beliefs were misrepresented.

Another witness was Paul Morris, Professor of Religious Studies at Victoria University.

He examined three religious instruction courses used in schools and found defects in all of them.

«They present Christianity from an evangelical perspective,» he said.

«The teachers’ guides include prayer sessions, thanking God for the Bible, thanking God for the miracles, they do not address students who come from different faith worlds.»

The Christian Education Council issued a statement defending its position.

The council, whose expressly stated aim was to equip and inspire children through values-based Christian religious education, said more than 600 schools throughout New Zealand invited in its religious instructors each week.

It said it was the largest provider of religious instruction in the country, and was passionate about its continuation in New Zealand’s state schools.

However, Mr Hines argued that the religious instruction being done by this group was not, strictly speaking, legal.

He said the Bill of Rights Act prohibited state institutions from favouring one religion over another, but the Education Act allowed exactly that.

«Those two laws are in conflict with each other,» he said.

«And we are asking the tribunal to make a ruling that the laws are inconsistent, and send a report to parliament saying they should consider changing the law.»

Mrs Jacob said she pulled her children out of school for religious instruction that should not have existed, she said.

«It’s got nothing to do with normal education,» she said.

«If you want your children to be brought up in a faith, then you take them to church or the temple or a mosque.

«That is not for school time. All our kids should be able to go to school without being made to believe in things or be harassed for not believing in things.»

The attorney general was not commenting on the upcoming hearing, nor was the Ministry of Justice, except to confirm that a case has been filed.

No date for a hearing has been set but the battle lines have been drawn, with senior lawyers, including a QC, hired for representation.

Fuente: http://www.radionz.co.nz/news/national/330040/religious-education-teaching-that-%27christianity-is-superior%27

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Estados Unidos: Las escuelas charter Celerity, bajo investigación federal, podrían perder su acreditación

Estados Unidos/Mayo de 2017/Autora: Anna Phillips/Fuente: Hoy

Siete escuelas dirigidas por la organización sin fines de lucro Celerity Group (CEG) se extienden a través de todo el Distrito Escolar Unificado de Los Ángeles (LAUSD). Seis de ellas llevan el sello de aprobación de la Asociación Occidental de Escuelas y Universidades, comúnmente conocida por su acrónimo WASC, una agencia de autorización reconocida por el Departamento de Educación de los Estados Unidos.

El miércoles pasado, la asociación envió una carta a la directora ejecutiva de Celerity, Grace Canada, donde notificó que tras una investigación preliminar había descubierto que la red violaba varias de las políticas de la agencia. La entidad exigió que Celerity proporcionara pruebas para demostrar “por qué no debería negársele la acreditación a todas las escuelas CEG”, según la carta firmada por el presidente de la entidad, Fred Van Leuven.

Fundado por una exempleada del LAUSD, Celerity Educational Group maneja escuelas charter en Los Ángeles hace más de una década. En los últimos años tuvo un alcance nacional y se expandió a Ohio y Florida – donde luchó por hacerse un lugar en el mercado, hasta que finalmente se retiró- a Luisiana, donde hoy en día todavía operan cuatro charter.

Pero después de años de relativamente poco escrutinio, la red es ahora objeto de dos investigaciones, una por parte del Inspector General del LAUSD, quien examina las denuncias de malversación de fondos públicos, y otra por parte de agencias federales, incluyendo el Departamento de Educación de los Estados Unidos.

En enero, agentes del Departamento de Seguridad Nacional, el FBI y otros organismos allanaron las oficinas de Celerity, así como la sede de una organización sin fines de lucro relacionada, Celerity Global Development,  y el domicilio de su fundadora, Vielka McFarlane.

En su informe de los registros financieros del grupo, The Times documentó años de gastos cuestionables realizados por los líderes de Celerity y posibles conflictos de interés.

Ninguna persona en Celerity, incluyendo a McFarlane, fue acusada de un delito derivado de las operaciones de las escuelas. Los líderes de la organización, en repetidas ocasiones, han defendido la administración y las decisiones financieras de la red como perfectamente legales y típicas de las escuelas charter, las cuales son operadas de forma privada y reciben fondos públicos.

En su carta a Celerity, WASC criticó a la red por no alertar a la asociación en forma “oportuna” sobre la investigación y redada federal. Las políticas de la asociación requieren que las escuelas informen cualquier “cambio significativo” dentro de 30 días. También cuestionó la ética y el compromiso de la organización para divulgar plenamente la información sobre sus operaciones.

Dentro de la carta de WASC se incluyó una lista de solicitudes de información detallada sobre las finanzas de Celerity y la implicación de McFarlane en la red charter. En la carta se le pidió a Celerity que lleve a cabo una auditoría independiente para determinar si la organización es financieramente estable y si se atiene a las leyes estatales y federales.

“Con base a la información disponible, la comisión considera que la integridad de las escuelas CEG ha sido gravemente socavada”, señaló la nota. WASC le dio a Celerity hasta el 2 de junio próximo para proporcionar la información solicitada. Van Leuven no respondió a la solicitudes de comentarios de este medio.

Celerity afirma que notificó a la asociación sobre la investigación federal y le proporcionó a The Times una carta con fecha del 30 de enero pasado, menos de una semana después de la redada, en la cual informó a WASC que agentes federales habían decomisado documentos de sus oficinas.

“Tan pronto como nos enteramos del comienzo de esta investigación,  notificamos a WASC al respecto y le dimos seguimiento con llamadas e información sensible a las preocupaciones de la asociación, incluyendo una correspondencia del 30 de enero”, aseguró la red en una declaración escrita proporcionada por un consejero de relaciones públicas.

“Continuamos con este esfuerzo y trabajaremos con WASC teniendo en cuenta sus preocupaciones, para asegurar que nuestras escuelas sean reconocidas por la educación de alta calidad que proporcionan, no por los rumores e insinuaciones”.

La acreditación es importante para las preparatorias, ya que muchos colegios, universidades y programas de becas prefieren o requieren que los alumnos tengan diplomas de instituciones acreditadas. Para las escuelas K-8 como las dirigidas por Celerity, la pérdida de la acreditación no tiene ramificaciones inmediatas. Conseguir el sello de aprobación de una agencia externa es opcional.

“Es básicamente sólo una cosa de estatus”, afirmó Robert Perry, coordinador administrativo de la división de escuelas charter del LAUSD. Pero el distrito escolar sí toma en cuenta la acreditación al decidir si renueva una escuela charter por otro término de cinco años. “Que WASC haga eso es una señal de que algo debe estar mal. Eso es bastante raro”, expresó Perry. “Atrae una atención no deseada sobre la escuela”.

A pesar de las preguntas que rodean el funcionamiento de Celerity, la red está decidida a abrir dos escuelas nuevas el año próximo. El viernes pasado, el Departamento de Educación de California emitió una recomendación para que la Junta de Educación del estado renueve dos de las escuelas existentes de Celerity, a las cuales el LAUSD se negó a conceder otro término de cinco años. La recomendación exige a su vez como condición que Celerity acuerde entregar a los funcionarios estatales más información sobre su funcionamiento interno.

Fuente: http://www.hoylosangeles.com/noticias/educacion/hoyla-lat-las-escuelas-charter-celerity-bajo-investigacion-federal-podrian-perder-su-acreditacion-20170502-story.html

 

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