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México: Gobierno-Sheinbaum resetea diálogo con madres y padres de los 43 de Ayotzinapa

El día de hoy, se llevó a cabo la primera reunión de la presidenta Claudia Sheinbaum con las madres y padres de los normalistas de Ayotzinapa desaparecidos forzadamente en Iguala, Guerrero, en 2014.

Vidulfo Rosales, asesor de las madres y padres, al salir de la reunión informó que Sheinbaum les ofreció una nueva ruta de investigación —una nueva metodología que implementará tecnología—, nuevas revisiones de los expedientes, una nueva ruta para continuar el diálogo.

“Vemos nosotros la disposición de la presidenta de reconstruir el diálogo, entrar en una etapa nueva —de diálogo—, con menos tensiones”, expresó.

Sobre los 800 folios en poder del Centro Regional de Fusión de Inteligencia, de la Secretaría de la Defensa Nacional, que no han querido proporcionar para avanzar con las investigaciones, Rosales mencionó que es un tema de mucha tensión, por lo que harán una modificación solicitando dos informaciones concretas. Este y otros temas polarizaron el diálogo en la recta final del sexenio de López Obrador, por lo que en la nueva ruta buscarán que no se rompa.

Fotografía: Norberto Soto

Fuente de la información: https://insurgenciamagisterial.com

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Dichiarazione finale del Terzo Congresso Mondiale contro il Neoliberismo Educativo

Un documento scritto collettivamente dai partecipanti al Terzo Congresso Mondiale contro il Neoliberismo Educativo che si è tenuto in Brasile

di

Traduzione della Dichiarazione finale del Terzo Congresso Mondiale contro il Neoliberismo Educativo.

Operatori dell’educazione, educatori popolari e studenti dell’America Latina e del mondo, riuniti dall’11 al 14 novembre 2024, presso le strutture dell’Università Statale di Rio de Janeiro, Brasile, proclamano l’irriducibile volontà in difesa dell’educazione pubblica, faccia a faccia, libera, popolare, scientifica, laica, democratica, femminista, antirazzista, ecologica e trasformativa della realtà sociale.

Per quattro giorni abbiamo discusso dell’importanza delle questioni razziali, di genere e di classe per la costruzione di un’educazione emancipatoria, nella cui costruzione le corporazioni e i sindacati dei lavoratori dell’istruzione e il movimento studentesco organizzato svolgono un ruolo centrale. Abbiamo discusso e denunciato i rischi di una digitalizzazione accelerata dei sistemi scolastici e universitari che non è accompagnata dall’equità sociale e dall’aumento del finanziamento pubblico dell’istruzione. Siamo convinti che l’istruzione ibrida, senza che lo Stato finanzi la connessione a Internet e la fornitura di apparecchiature di connessione per i lavoratori dell’istruzione e gli studenti, sia un nuovo modello di privatizzazione dell’istruzione. Abbiamo inoltre analizzato i rischi di trasformare l’intelligenza artificiale in un regime di verità umana, nonché i problemi causati dalla disumanizzazione della didattica a distanza attraverso formati di apprendimento esclusivamente virtuali e standardizzati.

L’analisi dell’impatto dei progetti conservatori sull’educazione è stata una delle principali preoccupazioni di questo congresso mondiale, ancora di più quando i loro paradigmi cercano di imporsi sui sistemi scolastici e sulle università. La difesa della laicità, della libertà di idee, dell’educazione sessuale completa, del diritto di decidere liberamente del proprio corpo, del riconoscimento della diversità sessuale, etnica e nera, è seriamente minacciata dal neoconservatorismo educativo. L’unico modo per scongiurare questo pericolo è con più democrazia e pensiero critico nell’istruzione. E’ così che l’abbiamo intesa e ratificata.

Ciò pone nuove e rinnovate sfide per il sindacato e il movimento studentesco nel campo dell’istruzione. La prospettiva di classe è potente nella misura in cui approfondisce la democrazia partecipativa, il controllo sociale e la rotazione delle posizioni, principi che abbiamo ereditato dalla Comune di Parigi.

Abbiamo molto da imparare dai movimenti sociali del 21° secolo, in particolare dal femminismo e dall’ambientalismo che hanno trovato le chiavi per mobilitarsi e contestare l’egemonia. Per questo osiamo sognare una giornata mondiale di mobilitazione per il diritto all’istruzione, un’utopia per la quale stiamo lavorando e impegnandoci. Stiamo avviando un dialogo globale affinché l’8 ottobre 2025 sia l’inizio di convergenze che riuniscano energie, coscienze e idee per mobilitarsi in tutto il mondo per un’istruzione pubblica al servizio del popolo e non del capitale.

Abbiamo ascoltato i nostri fratelli e sorelle di diversi territori del mondo, che ci hanno mostrato come il neoliberismo assuma migliaia di maschere per cercare di imporre la mercificazione, la privatizzazione e la cultura valutativa neoliberista.

Ci è diventato chiaro che ovunque la costruzione della resistenza anti-neoliberista è stata efficace nella misura in cui siamo riusciti a creare ampi fronti sociali di sostegno che convergono nella mobilitazione. In questo orientamento, volontà, conoscenza e consapevolezza critica si combinano per poter andare avanti.

Non c’è movimento sindacale e studentesco al di fuori del movimento pedagogico e della disputa delle idee. Si tratta di dinamiche intrecciate che fanno parte di un altro modo di concepire l’educazione, l’apprendimento, la rivendicazione della conoscenza che contribuisce alla giustizia sociale. Per questo motivo, ci siamo impegnati ad accompagnare, promuovere e rafforzare il movimento pedagogico all’interno delle nostre corporazioni e sindacati, in modo che dalle loro riflessioni e idee sia possibile costruire proposte alternative coerenti e radicali.

Creeremo il nostro sistema formativo, editoriale e di comunicazione, basato sull’esperienza di Altre Voci nell’Educazione e su quelle che ogni sindacato ha sviluppato nel tempo. Ricerca, Formazione, Comunicazione e Organizzazione (INVEDECOR), hanno lavorato insieme, come paradigma del lavoro che svolgeremo in questo campo. Nel 2025 lanceremo la nostra iniziativa editoriale, formativa e di comunicazione che si affianca al lavoro che svolgiamo nei territori.

La nostra storia di confluenza è solo all’inizio. Abbiamo deciso di incontrarci di nuovo nel 2026, al Quarto Congresso Mondiale contro il Neoliberismo Educativo, invece di quello che annunceremo nell’aprile 2025. Nel frattempo, avanzeremo nella realizzazione delle Conferenze Internazionali di Classe e del Unionismo Autonomo insieme al Movimento Pedagogico e Studentesco che si terranno nell’aprile 2025 in Messico, un’altra nell’ottobre dello stesso anno virtualmente e una terza, di persona, a Quito, in Ecuador. Allo stesso modo, promuoveremo la Scuola Sindacale Internazionale e il Congresso Pedagogico di Educazione Popolare nella prima metà del 2026. Con gioia e impegno raddoppiato proclamiamo che continueremo a incontrarci su tutte le strade, a raccogliere e tessere resistenze antineoliberiste e anticapitaliste, che ci permettano di continuare a progredire nell’educazione dei popoli, con libertà, giustizia sociale, solidarietà e amore per la vita.

https://www.lacittafutura.it/cultura/dichiarazione-finale-del-terzo-congresso-mondiale-contro-il-neoliberismo-educativo

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La educación indígena en Venezuela se ve afectada por el deterioro de las escuelas

La educación intercultural bilingüe en Venezuela se ha visto afectada por el “deterioro” de las escuelas dispuestas para este fin y por otros problemas económicos y sociales, según un informe de la oenegé Fundaredes difundido este miércoles.

“Las comunidades indígenas enfrentan una crisis educativa que perpetúa la desigualdad, vulnera derechos fundamentales y pone en riesgo la preservación de sus culturas”, dice el escrito, en el que se señala que estos grupos étnicos representan el 2,8 % de la población total de Venezuela, distribuidos principalmente en los estados Bolívar, Zulia, Amazonas y Delta Amacuro.

Con base en entrevistas, la oenegé alerta sobre una “preocupante decadencia” de la educación en los pueblos originarios, atribuida a causas como la falta de recursos y la discriminación, ocasionando una “pérdida de la identidad cultural y marginación” para niños y jóvenes que viven en estas comunidades, muchas de ellas ubicadas en zonas remotas.

“El Estado ha fallado en garantizar su derecho a una educación de calidad, culturalmente relevante y accesible”, subraya el informe, en el que, a modo de ejemplo, se cita el caso de Delta Amacuro, donde “8 de cada 10 escuelas no operan, y en las que lo hacen, los niños asisten a instituciones sin mobiliario adecuado, sentados en el suelo o en bancos improvisados”.

A esto se suma -prosigue Fundaredes- la escasez de docentes capacitados en educación intercultural y bilingüe, lo que restringe aún más la capacidad para cumplir con la garantía constitucional que obliga al Estado a proveer el traspaso de conocimientos ancestrales en estas poblaciones.

Otro de los ejemplos expuestos por la organización es el de unos 2.500 niños indígenas en Amazonas, que “deben cruzar el río Orinoco para recibir educación en Colombia, exponiéndose a riesgos graves”, ante la ausencia de una escuela operativa en el lado venezolano de esa zona fronteriza.

Ante ello, la ONG llamó al Gobierno a priorizar la inversión en infraestructura y en la capacitación de docentes en enfoques interculturales y bilingües, así como a “garantizar el acceso equitativo a una educación de calidad, que respete y valore la diversidad cultural de los pueblos indígenas”. EFE

hp/sb/pddp

https://www.lavanguardia.com/vida/20241127/10147862/educacion-indigena-venezuela-ve-afectada-deterioro-escuelas-agenciaslv20241127.html

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España: La “marea verde” vuelve a la calle en defensa de la educación pública y contra los “recortes”

Por: Sofía Villanueva López

Cientos de manifestantes pertenecientes a sindicatos y miembros de la comunidad educativa han protagonizado su regreso a las calles en una concentración que ha tenido lugar este martes por la tarde en la plaza de España de Zaragoza, así como en Jaca y en Huesca de manera simultánea. Defender la “escuela pública” frente a los “recortes en el profesorado” vuelve a ser la principal reivindicación del colectivo desde inicio de curso. Una reclamación que siguen negando desde la Consejería de Educación, “no son recortes, son ajustes”, ha reproducido la secretaria de organización del sindicato de Enseñanza de CGT, Patricia Ariza.

Ni un recorte más, ni un docente menos”, “Contra los recortes, la improvisación y el caos en la escuela pública”, “Matando a la escuela pública y a sus docentes” o “En mi colegio se necesitan más recursos y menos recortes”. Estas son algunos de los mensajes que se podían leer en muchas pancartas de los manifestantes que acompañaban a algunos de los cánticos como “La educación no se vende, se defiende” o “Azcón, escucha, la escuela pública está en la lucha”.

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Los manifestantes han organizado un bingo reivindicativo

Los manifestantes han organizado un bingo reivindicativo en el que en lugar de línea o bingo, tenías que cantar “huelga”. Entre las casillas se podían marcar casillas como “ventanas rotas”, “comida línea fría”, “sin servicio de limpieza”, “recorte de profesorado” o “sin personal de mantenimiento” si tu colegio poseía alguna de estas “deficiencias”. Hasta la propia consejera de Educación o una careta con su cara se ha personado para poder sacar los papeles del “bingo reivindicativo” con rimas como «el conserje no es un privilegio, alguien tiene que abrir el colegio» o «cuando no hay personal de mantenimiento, nadie se queda contento».

El regreso a las calles de la escuela pública tras la tercera y última jornada de huelga el pasado 30 de octubre pretende dar continuidad a las acciones emprendidas en junio, a la manifestación del 18 de septiembre y a las huelgas parciales educativas del pasado mes de octubre porque “los recortes que había a comienzo de curso no se han revertido para nada”, manifiesta la secretaria de CGT. “Vamos a seguir denunciando y reivindicando el derecho a una calidad educativa de la escuela pública, las veces que haga falta y como haga falta”, ha exclamado.

En este sentido, ha denunciado que los problemas se han “agravado” sumándose la falta de personal en el Servicio Provincial de Educación y la modificación de las instrucciones de principio de curso. Estas pretendían “solucionar un problema”, relata Ariza, quien ha añadido que “no dotan de personal para cubrir esa reducción”. Por su parte, Tomás Sancho de STEA, ha manifestado que esta modificación ha sido algo “meramente estético” que en la práctica “deja las cosas tal y como estaban”.

A esta lista de reivindicaciones, se mantienen las que se llevan reclamando desde septiembre como son una disminución de horas y de profesorado, aumento de la parcialidad, una falta de personal administrativo (conserjes, personal de limpieza, auxiliares educativos) o una sobrecarga para los equipos directivos que tienen que rehacer continuamente los horarios.

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Miembros de los centros escolares han participado en la concentración para denunciar las «carencias» de sus centros

La presencia de varios centros escolares demuestra la pesadumbre que la comunidad educativa arrastra desde varios meses atrás. Irene, madre de una alumna del CEIP Hermanos Marx, denuncia la pérdida de dos profesores tras la reducción de horas de los maestros mayores de 55 años: “Así hemos perdido los desdobles y los apoyos”. Asimismo, el personal de mantenimiento también ha perdido a un profesional quedando solo dos, “a partir de las tres de la tarde, ya no tenemos ninguno y es un problema para las entradas y salidas”. Por otro lado, las clases de español para personas de origen extranjero de algunos centros escolares también se han perdido. “Era básico para facilitar la integración de estos alumnos como ciudadanos de nuestra sociedad en el futuro”, señala Sancho.

Las concentraciones continuarán hasta que no se garantice la calidad de la enseñanza, amenazan desde los sindicatos, tras un parón por la festividad navideña. “Hasta que no logremos una solución, se mantendrán las movilizaciones a lo largo de todo el presente curso”, ha indicado desde STEA.

https://www.aragondigital.es/articulo/educacion/marea-verde-vuelve-calle-defensa-educacion-publica-recortes/20241203195052897811.html

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Docentes y no docentes exigen salarios dignos en Argentina

En un contexto de creciente descontento social, el Frente Sindical de Universidades Nacionales ha convocado una manifestación este lunes en Buenos Aires, Argentina; para exigir una recomposición salarial que permita a los docentes y no docentes vivir dignamente.

La movilización se llevará a cabo frente al Palacio Pizzurno a las 17:00 (hora local) y se suma a la protesta programada para el jueves en la Plaza de Mayo, organizada por las centrales obreras del país contra las políticas de ajuste del gobierno de Milei.

Francisca Staiti, secretaria general de Conadu Histórica, destacó la necesidad de «una Navidad sin salarios por debajo de la línea de pobreza» para todos los trabajadores universitarios.

Los sindicatos han manifestado su preocupación por la falta de diálogo con el gobierno y la interrupción de las negociaciones paritarias, lo que ha llevado a un deterioro significativo en las condiciones laborales del país.

Protestas en Argentina

Walter Merkis, secretario general de la Federación Argentina del Trabajador de las Universidades Nacionales (Fatun), señaló que muchos trabajadores no docentes se encuentran en categorías salariales que apenas alcanzan para subsistir.

Merkis, afirmó que el aumento del 2 % anunciado por el gobierno para noviembre es insuficiente; y no responde a las expectativas reales frente a los niveles de inflación.

La situación se agrava ante la posibilidad de que el gobierno no apruebe el Presupuesto 2025, lo que podría derivar en una gestión discrecional y arbitraria de los recursos para las universidades: “Al gobierno le conviene más, como estrategia, no aprobar el presupuesto porque, de esa manera, lo maneja como quiere”; advirtió.

Los sindicatos han criticado al gobierno por deslegitimar el rol de las organizaciones gremiales en la defensa de los derechos laborales. Las paritarias han sido reducidas a meras discusiones salariales; excluyendo temas fundamentales como los convenios colectivos y los fondos para capacitación.

En este contexto crítico, la lucha por salarios dignos y condiciones laborales justas; se convierte en un símbolo de resistencia frente a políticas neoliberales que amenazan con desmantelar logros históricos en materia educativa y laboral.

Foto: Protestas en Argentina /cortesía
Foto: Protestas en Argentina /cortesía

La movilización del lunes, según sus organizadores; será una oportunidad clave para visibilizar estas demandas y reafirmar el compromiso colectivo por una educación pública accesible y equitativa en Argentina.

TeleSur 

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Chile: Presidente Boric firmó proyecto de ley para reparación de deuda histórica de profesores/as

El día lunes 2 de diciembre en la Plaza de la Constitución, en un espacio por años ocupado por profesores/as que se reunían periódicamente para reclamar esta deuda del estado de Chile desde hace más de 40 años, esta vez volvieron a reunirse pero con la presencia del Presidente de la República Gabriel Boric Font, ministros, ex ministros de la cartera, parlamentarios y profesores/as, para escuchar atentamente los discursos, particularmente el del primer mandatario, quien firmó un proyecto de ley de reparación de la deuda histórica, que inicia ahora su trámite en el parlamento.

El proyecto, que beneficiará a 57.560 profesoras y profesores afectados vivos, –aprobado por el Colegio de Profesores en un plebiscito nacional- propone el pago de un aporte único de 4,5 millones de pesos a cada docente afectado vivo, en dos cuotas, partiendo por el grupo de mayor edad.

Asimismo, contempla la transmisibilidad en caso de que el titular fallezca durante el proceso, y su pago se dará en un plazo de 6 años, desde octubre de 2025 a enero de 2031.

El Presidente Boric, emocionado en la ceremonia al dirigirse a los docentes, señaló que:

“Hoy estoy muy emocionado porque saber lo que ustedes dicen en sus palabras es lo que le da sentido a la política.”

Agregó en parte de su discurso:

“En 2022 iniciamos un camino conjunto con el Colegio de Profesores y Profesoras para abordar y resolver con voluntad política, de manera definitiva, un proceso que sabemos ha sido doloroso para miles de profesores y profesoras.”

Profesora Patricia Garzo Norambuena, destacada luchadora por la deuda histórica

El mandatario recordó un encuentro previo con los docentes, mencionando:

“A lo largo de todo Chile, a la región en que voy, se me acerca un profesor o una profesora jubilada –Ñuble, Magallanes vi por allá– para decirme: ‘No se olvide de nosotros’. El poder hoy estarles cumpliendo a todos esos profesores es, de verdad, un tremendo orgullo.”

El Presidente destacó además la presencia de la dirigenta Patricia Garzo, a quien dedicó estas sentidas palabras:

Profesora Patricia Garzo Norambuena, destacada luchadora por la deuda histórica.

“Además, en el caso de Patricia, esta no es la única deuda que tenemos que saldar con ella. Su compañero fue ejecutado político por la dictadura y ella estuvo dos años presa y, aun así, como decían y contaban, estaban acá para recordarnos, pero sin rencor, sin resentimiento, con alegría, ella misma lo decía en sus palabras. Tener esa templanza, esa energía después de tanto despojo, de tanto dolor es, en verdad, encomiable y admirable, y de verdad, te abrazo y te admiro profundamente, Patricia.”

El proyecto de ley inicia ahora su camino por el Parlamento.

Revisa el proyecto aquí.

Fuente e imágenes: Prensa presidencia.

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UNICEF alerta sobre el aumento de violencia sexual contra niños y niñas en Haití

Informe revela alarmante aumento de violencia sexual contra menores de edad en Haití

Las denuncias por violencia sexual contra menores de edad en Haití han aumentado un alarmante 1.000 % en lo que va de 2024, revelando la magnitud de la “catástrofe humanitaria” que enfrenta el país, según informó el Fondo de las Naciones Unidas para la Infancia (Unicef).

En un informe presentado ante el Consejo Económico y Social de la ONU, la directora ejecutiva de Unicef, Catherine Russell, destacó que los grupos armados están abusando de los niños de manera “recurrente”, y sus acciones incluyen asesinatos o mutilaciones.

Each day, Haitians endure some of the worst abuses, and threats to their lives that we are seeing anywhere in the world.

Russell calificó estos hechos como una “aberración” y el “colmo del horror”, y señaló que las bandas paramilitares han comenzado a reclutar menores para aumentar sus filas. Se estima que hasta el 50 % de los integrantes de estas pandillas son niños y adolescentes, lo que representa un incremento del 70 % en la captación de este grupo vulnerable durante el último año.

“Se les utiliza como informadores, cocineros y esclavos sexuales, y se les obliga a perpetrar actos violentos”, afirmó Russell, quien hizo un llamado a la comunidad internacional para que preste más atención a la población haitiana, que “ha sufrido demasiado” y “durante demasiado tiempo”.

Según estimaciones de la ONU, de las 5,5 millones de personas que requieren ayuda humanitaria en Haití, tres millones son niños, quienes representan cerca de la mitad de los más de 700.000 desplazados internos. La situación se agrava aún más debido a que las organizaciones humanitarias enfrentan serias dificultades para llevar a cabo su labor a causa de la violencia, que afecta directamente a 2,7 millones de personas.

La comunidad internacional se enfrenta a un urgente llamado a la acción para abordar esta crisis humanitaria y proteger a los más vulnerables en Haití.

TELESUR

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