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Brasil: Un’altra agenda (mondiale): liberiamo la vita o un altro paradigma di civiltà?

Un’altra agenda (mondiale): liberiamo la vita o un altro paradigma di civiltà?

Leonardo Boff

Nota preliminareè stato organizzato un gruppo internazionale che ha proposto “un’altra agenda mondiale per liberare la vita”. La prima sessione si è tenuta il 5/5/2022. Ciascun partecipante (circa 20 in tutto, ma non tutti hanno partecipato) ha avuto 10-15 minuti per presentare la propria opinione sull’argomento. Il coordinatore era un noto economista italiano, che lavora nella Comunità Europea, a Bruxelles. Lo scopo fondamentale è come democratizzare la conoscenza scientifica che rafforzi la ricerca di un’agenda che miri a liberare la vita. Presento qui la mia breve relazione, fatta in francese, con le idee che ho proposto e difeso in altri scritti. Finora, per quanto visto, la nuova agenda si muove ancora all’interno del vecchio paradigma (la bolla dominante), senza sollevare la questione della profonda crisi che questo paradigma, quello della modernità tecno-scientifica, ha provocato e che sta mettendo a rischio il futuro della nostra vita e della nostra civiltà. Da qui l’opportunità di esporre chiaramente la mia posizione critica e totalmente incredula sulle potenzialità di questo paradigma di liberazione della vita, prima che la stia rapidamente distruggendo.

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Andrò dritto al punto: all’interno dell’attuale paradigma di civiltà, della modernità, è possibile un’altra Agenda o ne tocchiamo i limiti insormontabili e dobbiamo cercare un altro paradigma di civiltà se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta?

La mia risposta è ispirata a tre affermazioni di grande autorità.

La prima è della Carta della Terra, adottata dall’UNESCO nel 2003. La sua frase di apertura assume toni apocalittici: “Siamo di fronte a un momento critico nella storia della Terra, in un’epoca in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro… La nostra scelta è: o formare un’alleanza globale per prendersi cura della Terra e gli uni degli altri, o rischiare la nostra distruzione e la distruzione della diversità della vita” (Preambolo).

La seconda severa affermazione è di papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti (2020): “siamo sulla stessa barca, nessuno si salva da solo, o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.32).

La terza affermazione è del grande storico Eric Hobsbawn nella sua famosa opera The Age of Extremes (1994) nella sua frase finale: “Non sappiamo dove stiamo andando. Tuttavia, una cosa è certa. Se l’umanità vuole avere un futuro accettabile, non può esserlo per il prolungamento del passato o del presente. Se proviamo a costruire il terzo millennio su queste basi, falliremo. E il prezzo del fallimento, cioè l’alternativa per il cambiamento della società, è l’oscurità” (p.562).

In altre parole: il nostro modo di abitare la Terra, che ci ha portato innegabili vantaggi, è giunto al suo esaurimento. Tutti i semafori sono diventati rossi. Abbiamo costruito il principio dell’autodistruzione, essendo in grado di sterminare tutta la vita con armi chimiche, biologiche e nucleari in molti modi diversi. La tecno-scienza che ci ha fatto arrivare ai limiti estremi di sopportabilità del pianeta Terra (The Earth Overshoot) non è in grado, da sola, come ha dimostrato il Covid-19, di salvarci. Possiamo limare i denti del lupo pensando, illusoriamente, di averlo privato della sua voracità. Ma questa non risiede nei denti del lupo, ma nella sua natura.

Pertanto, dobbiamo abbandonare la nostra nave e andare oltre una nuova agenda mondiale. Siamo arrivati ​​alla fine del cammino. Dobbiamo aprirne uno diverso. Altrimenti, come ha detto Sigmund Bauman nella sua ultima intervista prima di morire: “ci uniremo al corteo di coloro che si stanno dirigendo verso la propria tomba”. Siamo costretti, se vogliamo vivere, a ricrearci e reinventare un nuovo paradigma di civiltà.

Due paradigmi: del dominus e del frater

Vedo in questo momento il confronto tra due paradigmi: il paradigma del dominus e il paradigma del frater. In un’altra formulazione: il paradigma della conquista, espressione della volontà di potenza come dominio, formulata dai padri fondatori della modernità con Cartesio, Newton, Francis Bacon, dominio di tutto, dei popoli, come nelle Americhe, nell’Africa e nell’Asia, dominio delle classi, della natura, della vita e dominio della materia fino alla sua ultima espressione energetica del bosone di Higgs.

L’essere umano (maître et possesseur di Cartesio) non si sente parte della natura, ma il suo signore e proprietario (dominus) che nelle parole di Francis Bacon “deve torturare la natura come fa il carnefice con la sua vittima, fino a quando essa non sveli a tutti i suoi segreti”. Lui è il fondatore del metodo scientifico moderno, prevalente fino ai giorni nostri.

Questo paradigma concepisce la Terra come un mera res extensa (realtà fisica estesa) e senza scopo, trasformata in uno scrigno di risorse, viste come infinite che consentono una crescita/sviluppo anch’esso infinito. Accade così che oggi sappiamo scientificamente che un pianeta finito non può sopportare un progetto infinito. Questa è la grande crisi del sistema del capitale come modo di produzione e del neoliberismo come sua espressione politica.

L’altro paradigma è quello del frater: il fratello e la sorella di tutti gli esseri umani tra di loro e i fratelli e le sorelle di tutti gli altri esseri della natura. Tutti gli esseri viventi possiedono, come dimostrarono Dawson e Crick negli anni ’50, gli stessi 20 aminoacidi e le 4 basi azotate, a partire dalla cellula più originaria apparsa 3,8 miliardi di anni fa, passando per i dinosauri e arrivando fino a noi umani. Per questo, lo dice la Carta della Terra e lo sottolinea con forza papa Francesco nelle sue due encicliche ecologiche, Laudato Si: sulla cura della casa comune (2015) e Fratelli tutti (2020): un vincolo di fraternità ci unisce tutti, “a fratello Sole, sorella Luna, a fratello fiume e alla Madre Terra” (LS n.92; CT preambolo). L’essere umano si sente parte della natura e ha la stessa origine di tutti gli altri esseri, “l’humus” (la terra fertile) da cui deriva l’uomo, come maschio e femmina, uomo e donna.

Se nel primo paradigma prevalgono la conquista e il dominio (paradigma Alessandro Magno e Hernan Cortes), nel secondo si mostra la cura e la corresponsabilità di tutti con tutti (paradigma Francesco d’Assisi e Madre Teresa di Calcutta).

Rappresentando figurativamente possiamo dire: il paradigma del dominus è il pugno chiuso che sottomette e domina. Il paradigma del frater è la mano tesa che si intreccia con le altre mani per l’essenziale carezza e la cura di tutte le cose.

Il paradigma del dominus è dominante ed è all’origine delle nostre numerose crisi in tutti i settori. Il paradigma del frater è nascente e rappresenta il più grande anelito dell’umanità, specialmente di quelle grandi maggioranze spietatamente dominate, emarginate e condannate a morire prima del tempo. Ma ha la forza di un seme. Come in ogni seme, sono presenti le radici, il tronco, i rami, le foglie, i fiori ei frutti. Ecco perché la speranza passa attraverso di esso, come principio più che come virtù, come quell’energia indomabile che proietta sempre nuovi sogni, nuove utopie e nuovi mondi, cioè ci fa camminare nella direzione di nuovi modi di abitare la Terra, di produrre, di distribuire i frutti della natura e del lavoro, di consumare e odi rganizzare relazioni fraterne e solidali tra gli esseri umani e con gli altri esseri della natura.

Il passaggio da un paradigma del dominus al paradigma del frater

So che qui si pone lo spinoso problema della transizione da un paradigma all’altro. Essa si farà processualmente, avendo un piede nel vecchio paradigma del dominus/conquista poiché dobbiamo garantire la nostra sussistenza e l’altro piede nel nuovo paradigma del frater/cura per inaugurarlo a partire dal basso. Qui dovrebbero essere discusse diverse ipotesi, ma non è il momento di farlo. Ma una cosa si può avanzare: lavorando territorialmente, il bio-regionalismo, il nuovo paradigma del frater/cura può essere attuato a livello regionale in modo sostenibile, poiché ha la capacità di coinvolgere tutti e creare maggiore uguaglianza sociale ed equilibrio ambientale.

La nostra grande sfida è questa: come passare da una società capitalista di sovrapproduzione di beni materiali a una società che sostiene tutta la vita, con valori umano-spirituali, immateriali come l’amore, la solidarietà, la compassione, l’equa misura, il rispetto e il prendersi cura soprattutto dei più vulnerabili.

L’avvento di una bio-civiltà

Questa nuova civilizzazione ha un nome: è una bio-civiltà, in cui la centralità è occupata dalla vita in tutta la sua diversità, ma soprattutto la vita umana personale e collettiva. L’economia, la politica e la cultura sono al servizio del mantenimento e dell’ampliamento delle potenzialità presenti in ogni forma di vita.

Il futuro della vita sulla Terra e il destino della nostra civiltà è nelle nostre mani. Abbiamo poco tempo per apportare i cambiamenti necessari, poiché siamo già entrati nella nuova fase della Terra, il suo crescente riscaldamento. Manca la sufficiente coscienza delle emergenze ecologiche nei capi di stato ed è ancora molto rara nell’insieme dell’umanità.

*Ecoteologo che ha scritto Abitare la Terra:quale via per la fraternità universale,Castelvcchi 2021

Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti

 

Fuente de la Información: https://leonardoboff.org/2022/05/11/unaltra-agenda-mondiale-liberiamo-la-vita-o-un-altro-paradigma-di-civilta/

 

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UNICEF Venezuela: No es broma, es violencia | Hablemos de frente

No es broma, es violencia | Hablemos de frente

La violencia de género es cualquier acto que perjudique a una persona, basado en las diferencias de género entre hombres y mujeres. Comprende los actos que tienen como resultado un daño o sufrimiento físico, sexual o psicológico; así como las amenazas de tales actos, la coacción y otras privaciones de libertad. Tales actos pueden cometerse en público o privado.

Las formas más comunes en las que se manifiesta son la violencia sexual y el acoso, la trata de personas, violencia por parte de pareja intima, violencia intrafamiliar, matrimonio infantil, mutilación genital y el feminicidio. Si bien hombres y niños también pueden sufrir este tipo de violencia, las mujeres y niñas en todo el mundo la sufren de manera desproporcionada. En otras palabras, mujeres y niñas por el solo hecho de serlo, corren mucho más riesgo de enfrentarse a estos tipos violencias.

Para crear consciencia sobre la violencia de género, sus consecuencias y como este tipo de actos suele ser naturalizados e incluso pasar desapercibidos a través de bromas y chistes estigmatizantes, lanzamos las campañas #NoEsBromaEsViolencia y #HablemosDeFrente

Los canales digitales de UNICEF Venezuela y sus aliados están difundiendo ampliamente estas campañas y te invitamos a compartirlas también como manifestación de que ninguna forma de violencia es justificable.

Violencia de género como consecuencia del machismo

No siempre las huellas de la violencia de género son físicas y visibles

La violencia de género afecta a los niños, niñas y adolescentes

Fuente de la Información: https://www.unicef.org/venezuela/no-es-broma-es-violencia-hablemos-de-frente

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Chile – Boric: “El Estado no puede seguir tratando a sus universidades como si no fueran del Estado”

Boric: “El Estado no puede seguir tratando a sus universidades como si no fueran del Estado”

El mundo político y académico se reunió en la Universidad de Chile para la celebración de una nueva inauguración de Año Académico del plantel. Este año en particular, el debate sobre la definición de lo público en materia educacional marcó los discursos del presidente Gabriel Boric, y de la presidenta de la Convención Constitucional, María Elisa Quinteros, quienes fueron parte de la cita que se desarrolló en el Salón de Honor.

“Es para mí una gran alegría estar en la Casa Central, que ha sido mi casa en varios sentidos, y que es -sobre todo- una casa que está al servicio de todo Chile”, comenzó diciendo el presidente, quien también anunció la vocación del gobierno de incorporar al Hospital Clínico del plantel a la red pública. “Esta Universidad ha sido un ejemplo de apertura y aportes al país, por ejemplo con su Hospital Clínico y su compromiso, y con la generación de insumos y encuentros respecto al proceso constituyente. Estamos trabajando para poder incluir al HCUCH en el sistema público de atención, este año”, dijo, especificando que “la primera reunión de la comisión para abordar esto será presidida por nuestra ministra de Salud y será citada la próxima semana. Cóbrenos la palabra”.

También sobre el reposicionamiento de lo público, se manifestó “muy honrado de ser Patrono de la U. de Chile, y desde esta posición espero ayudar a fortalecer la educación pública. El Estado debe dejar de tratar a las universidades del Estado como si no fueran del Estado”.

En tanto, el rector Vivaldi relevó el escenario actual de posibilidades y cambios, donde la educación pública debe ser reposicionada. “Resulta increíble la discusión sobre si universidades privadas deben ser consideradas públicas. Pienso que este no es un tema de financiamiento. El efecto real es que, en la ambigüedad, los públicos no puedan reconstruirse en su condición de tales. Se quiere que no vuelvan a haber universidades públicas en Chile”.

“Una de las consecuencias de hacer ambiguo el concepto de universidad pública”, prosiguió, “es facilitar la transferencia de bienes y funciones públicos al ámbito privado. Más aún, para apropiarse y privatizar bienes públicos las privadas cuentan con la ventaja de poder negociar tranquilamente sin someterse a las estrictas reglas procedimentales que regulan a las públicas”.

Parte de las palabras del Rector recorrieron algunos hitos del último año del plantel como la restitución de Canal público de Televisión de la Universidad de Chile- UChile TV-, una de las muchas instancias anuladas por el modelo económico implantado durante la dictadura; el reciente lanzamiento desde Cabo Cañaveral de una constelación satelital desarrollada por la Universidad de Chile y la puesta en marcha del Centro de Biotecnología y Producción de Vacunas en Parque Carén, en conjunto con la empresa Italiana Reithera, la empresa Cytiva, Nordika e Italfarmaco, lo que demuestra el interés del plantel por aportar de manera concreta al desarrollo de la ciencia y tecnología en el país.

Por su parte, la presidenta de la convención y egresada de la U. de Chile, María Elisa Quinteros, manifestó que “el rol de las universidades públicas es fundamental en el desarrollo sociocultural, científico y tecnológico de la población. Las funciones que realizan están directamente relacionadas a fomentar el pensamiento crítico”. Y agregó: “Hoy estamos ante una oportunidad sin precedentes en nuestra vida republicana y democrática, oportunidad que nos invita a dialogar y consensuar en torno a la función que cumplen estas instituciones para cada región del país y sus comunidades, grupos o colectivos”.

Participaron del encuentro el ministro de Educación, Marco Antonio Ávila; la ministra de Relaciones Exteriores, Antonia Urrejola; la ministra Secretaria General de Gobierno, Camila Vallejo; el Ministro de Ciencia, Tecnología, Conocimiento e Innovación, Flavio Salazar, y la Subsecretaria de Educación Superior, Verónica Figueroa Huencho, entre otras y otros.

Comunicado de la U. de Chile

Fuente de la Información: https://www.nodal.am/2022/04/chile-boric-el-estado-no-puede-seguir-tratando-a-sus-universidades-como-si-no-fueran-del-estado/

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Encuesta: ¿Qué opinan los uruguayos sobre la educación en liceos y escuelas públicas?

«El 52% considera que necesita muchos cambios y un 25% adicional que necesita cambios, pero pocos», señala la última encuesta de Cifra.

La consultora Cifra publicó los datos de su última encuesta para conocer qué opina la población sobre la educación que se ofrece en las escuelas y liceos públicos. Un 52 % de los encuestados considera que la educación pública necesita muchos cambios y un 25 % cree que los cambios son necesarios, pero son pocos. Apenas un 18 % cree que el sistema actual “es adecuado”.

En una comparativa con una encuesta similar del año 2013, la respuesta es la misma: “La enorme mayoría de la gente piensa que hace falta reformar la educación”, dice Cifra.

“En el interior del país solo el 46% considera que hay que realizar reformas profundas, mientras que en la capital el 60% pide cambios grandes. También varía la evaluación según el nivel educativo de cada persona: a más educación formal, aumenta la proporción que considera que la educación pública necesita muchos cambios”, detalla la consultora.

Cifra

Cifra

Dado que una reforma educativa requiere consensos políticos, es también la política la que suele dividir las opiniones de la población. Sin embargo, en esta cuestión hay un pensamiento alineado: “Se observa gran consenso a nivel del electorado: la mayoría absoluta tanto de los votantes de la coalición como de la oposición coincide en que hay que cambiar la educación pública”, dice Cifra.

Cifra

Fuente: https://www.elpais.com.uy/informacion/educacion/reforma-educativa-poblacion-opina-educacion-escuelas-liceos-publicos.html

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Chile: Estudiantes del liceo B-9 se manifiestan por falta de profesores e infraestructura ¿cómo avanzar para resolver la crisis de la educación?

Estudiantes del liceo B-9 se manifiestan por falta de profesores e infraestructura ¿cómo avanzar para resolver la crisis de la educación?

Foto: Calama En Línea

El martes recién pasado, en dos establecimientos educacionales de la comuna hubo manifestaciones.

En el Colegio Juan Pablo II, docentes lo hicieron por reclamar aumento de salarios en medio de la negociación colectiva que están llevando adelante, y de no resolverse esta sentida demanda, se encuentran evaluando paralizar desde mañana, ya que como han reclamado, la situación de los sueldos es la misma hace tres años.

Algo que no es menor, y que hoy tiene una urgencia fundamental cuando nos encontramos en un momento donde el alza de alimentos y la carestía de la vida aumentan golpeando los bolsillos de las familias trabajadoras con un IPC que marcó anualmente en marzo un 9,4% y con una Canasta Básica de Alimentos que en los tres primeros meses del año aumentó en un 7,5%. Mientras los sueldos no aumentan realmente de acuerdo a esta realidad, tampoco el acuerdo de la CUT y el gobierno de Boric que está muy por debajo de la línea de la pobreza [1] .

Así también, estudiantes del Liceo Bicentenario B-9 se movilizaron de manera pacífica dentro del establecimiento exigiendo soluciones respecto a la decadencia de la infraestructura y la falta de docentes en el liceo. En el caso de las especialidades que imparte el establecimiento, de las cinco que se llevan adelante, dos no tienen profesores, y como expresó un estudiante al medio Somos Calama «hay cursos que no tienen profesor de asignatura o profesor jefe y porque se fue un profesor del liceo porque no le pagaron su sueldo y no es el único en esa situación».

Según les propios estudiantes, estas problemáticas se habían hecho llegar anteriormente y no han tenido respuestas hasta hoy, por lo que se encuentran exigiendo una reunión con Humberto Araya, quien es Director Ejecutivo de la COMDES.

La continua precariedad de la educación pública

Los problemas que denuncian les estudiantes del Liceo B-9, es la expresión de lo que en diferentes regiones trabajadores y trabajadoras de la educación han reclamado resistiendo la crisis histórica de la educación pública. También la marcha de dos mil trabajadores de la educación lo demostró en Calama, a pesar de que la política de las direcciones del Colegio de Profesores El Loa, el regional y el nacional, como así también del mandamás de la COMDES y parte de la Federación Regionalista Verde Social, Eliecer Chamorro, es postergación vía modificación del implemento del SLEP Licancabur, los y las miles de trabajadores mostraron en las calles que de lo que se trata es de que nos se implementen estos servicios, que más que significar un salto en la calidad y avance de la educación, es todo su contrario, esto también lo dejaron claro los y las trabajadoras de la educación en Tocopilla.

Y hace poco, docentes, asistentes de aula y educación, como apoderados y estudiantes en Antofagasta, desde la Asamblea de Autoconvocados y las Asambleas de Unificación, estuvieron por un mes movilizados enfrentando el abandono de la educación pública en la comuna, desde los problemas de infraestructura, la falta de garantía de políticas de higiene con la vuelta a la presencialidad en medio de una pandemia que no ha terminado, buscando construir protocolos ante la violencia escolar lejos de las políticas criminalizadoras del gobierno como del municipio de Jonathan Velásquez, como también por la falta de trabajadores y trabajadoras de la educación en los establecimientos municipales. A pesar, de que la movilización por ahora terminó, los y las trabajadoras de la educación quedaron atentos y alertas porque saben que la futura implementación del SLEP que aún no se lleva adelante en la comuna vecina, y como ha demostrado en Barrancas, Copiapó y Valparaíso, vienen a empeorar las condiciones de la educación pública y laboral de miles.

El silencio de Eliecer Chamorro y el CDP El Loa ante la manifestación de estudiantes en el Liceo B-9

Esta semana, quienes estuvieron presentes ante la crisis de la educación pública fueron les estudiantes por sobre todo, y los grandes ausentes fueron quienes se “ubicaron” con “gran ímpetu y los más abanderados” en la marcha contra el SLEP Licancabur poniéndose a la cabeza de esta como lo son el regionalista y sostenedor de los establecimientos educativos municipales desde la COMDES, Eliecer Chamorro, y los dirigentes del CDP El Loa que jugaron a ser furgón de cola del regionalismo y del gobierno de Boric, que se ha propuesto seguir con la implementación de los SLEP a nivel nacional, y esta vez parece que el silencio de las direcciones del gremio vuelve a ratificar lo mismo.

La ubicación de silencio de Chamorro, parece ir confirmando la pregunta que hacíamos en esta nota, en relación que al parecer la ofensiva desde el municipio dirigido por los regionalistas de postergar en dos años la implementación hasta el final del SLEP Licancabur, más que responder a la necesidad de que no se siga profundizando la crisis de la educación pública y con ello las peores condiciones laborales para los y las trabajadores de la educación como para les estudiantes, tiene más relación a que el dinero que llega directamente a las arcas municipales por el ítem de educación se verán mermados, sino, ¿por qué no garantizar de manera inmediata las demandas que reclaman les estudiantes del B-9 como son los problemas de infraestructura y de falta de docentes del cual la COMDES es responsable?

La necesidad de impulsar asambleas en escuelas, liceos y CDP para discutir los problemas urgentes de la crisis educativa

La adaptación del CDP El Loa, como vimos en la marcha contra el Licancabur, como también con la nula pronunciación con lo ocurrido en el B-9, plantean dos cuestiones importantes para los y las docentes de Calama.

Por un lado, que ante la adaptación de los dirigentes del gremio, hay buscar dinamizar este organismo como un organismo vivo, que se plantee la importancia de defender tanto las condiciones de trabajadores de la educación, como las condiciones en la que miles de estudiantes y con qué garantías estudiar. Por el otro, que para discutir estas cuestiones vitales para la educación, que se liga a la pelea contra la implementación del SLEP Licancabur que garantiza mantener la precariedad de la educación y el empeoramiento de condiciones para las y los trabajadores, deben exigir a las direcciones del CDP El Loa como a las y los dirigentes gremiales de los establecimientos, impulsar asambleas de base, donde se puedan discutir los problemas urgentes de la educación municipal como lo hemos descrito en esta nota, y cómo se deben resolver, más allá de la posición y respuesta que pueda tener desde la jefatura municipal el regionalista de Chamorro.

Además, esto será un impulso para fortalecer toda lucha seria que se proponga por evitar la implementación de los servicios locales, buscar fortalecer la unidad, coordinación y movilización de las comunidades educativas a nivel regional con la perspectiva de hacer de la implementación de los SLEP un problema nacional, y a través de esto retomar la lucha histórica por una educación gratuita, no sexista y de calidad, garantizada y financiada por el Estado, pero bajo la administración de las comunidades educativas para terminar con el negocio de la educación y este sistema que profundiza la desigualdad de una educación para ricos y pobres, para seguir garantizando que esta sociedad sigan funcionando bajo la lógica de las ganancias de los grandes grupos económicos, y no de las mayorías.

 

[1Según el cálculo realizado por la Subsecretaría de Evaluación Social, se establece que la línea de la pobreza para una familia de 4 integrantes se sitúa en $513 mil pesos líquidos, unos $625 mil brutos, muy alejados de los $400 mil que propone el gobierno.

Fuente de la Información:  https://www.laizquierdadiario.cl/Estudiantes-del-liceo-B-9-se-manifiestan-por-falta-de-profesores-e-infraestructura-como-avanzar

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América Latina y el Caribe: Cumbre de las Américas ¿entre «amigos»?

Cumbre de las Américas ¿entre «amigos»?

Juan J. Paz-y-Miño Cepeda

El primer paso en la constitución de un sistema internacional continental alentado por los EE.UU. fue la Primera Conferencia Interamericana de 1890, que creó la Unión Internacional de las Repúblicas Americanas, transformada en 1910 en Unión Panamericana y en 1948 convertida en Organización de Estados Americanos (OEA).

Durante los procesos independentistas latinoamericanos de las primeras décadas del siglo XIX la Doctrina Monroe (1823), esquematizada en la frase “América para los americanos”, tuvo un doble propósito: de una parte, frenar cualquier intento europeo de reconquista de las antiguas colonias en el continente; de otra, asegurar los intereses comerciales de los EE.UU. en los nacientes países. Pero tal doctrina se transformó en una norma de conducta unilateral para imponer una geoestrategia continental siempre favorable a los EE.UU. Paradójicamente, durante el siglo XIX, las relaciones económicas predominantes entre la mayoría de países de América Latina fueron con Europa.

Al comenzar el siglo XX, al compás del despegue de la expansión norteamericana, el monroísmo justificó tanto intervenciones directas en Centroamérica o el Caribe, como las acciones para alinear los países de la región a los intereses de las empresas estadounidenses y de la política exterior del gigante país. El primer paso en la constitución de un sistema internacional continental alentado por los EE.UU. fue la I Conferencia Interamericana de 1890, que creó la Unión Internacional de las Repúblicas Americanas, transformada en 1910 en Unión Panamericana y en 1948 convertida en Organización de Estados Americanos (OEA).

La OEA fue el instrumento de la Guerra Fría en América Latina a raíz de la Revolución Cubana (1959). Por sobre sus principios y declaraciones, con la directa acción de la CIA, durante la década de 1960 fueron derrocados varios gobiernos constitucionales en la región e instauradas dictaduras militares. Las más refinadas dictaduras anticomunistas, que establecieron Estados terroristas, con permanentes violaciones de derechos humanos, fueron las del Cono Sur, en la década de 1970. Sin embargo, la OEA no actuó para sancionarlas o apartarlas del sistema interamericano, como si ocurrió con Cuba en 1962. A pesar de ello, el programa Alianza para el Progreso (ALPRO), impulsado por John F. Kennedy (1961-1963), si bien, de una parte, respondió al macartismo reinante, de otra coadyuvó al desarrollismo latinoamericano, que posibilitó liquidar los sistemas oligárquicos y las estructuras precapitalistas, para despegar la definitiva modernización capitalista.

En Ecuador, si no era por la ALPRO y la anticomunista Junta Militar (1963-1966), no se habría realizado la reforma agraria, con la cual se liquidó el tradicional sistema hacienda que estranguló toda la vida republicana y convirtió al país en uno de los más atrasados y subdesarrollados del continente. El intervencionismo estatal solo entonces permitió el despegue de la industria y del empresariado capitalista en el país.

La década de 1980 rompió la vía desarrollista. Tanto la nueva política económica internacional inaugurada por Ronald Reagan (1981-1989), orientada como vía a seguir en América Latina, así como los condicionamientos del FMI sobre la deuda externa y desde 1990 el decálogo del “Consenso de Washington”, introdujeron el neoliberalismo. Desde entonces, el sueño de “mercados libres” y empresas privadas rectoras de la economía, ha pasado a formar parte de la ideología de las derechas políticas y económicas de la región, encabezadas por las elites empresariales más ricas y oligopólicas.  Con el propósito de reforzar y “continentalizar” el aperturismo globalizador, nuevamente, bajo impulso de los EEUU, se convocó en Miami, en diciembre 1994, la primera Cumbre de las Américas. El documento oficial hace énfasis en el “libre comercio” y la “comunidad de democracias” de las Américas, vinculada a la OEA (https://bit.ly/38Zzu7g). Fue el camino diplomático para acoger el Área de Libre Comercio de las Américas (ALCA), un acuerdo logrado en Los Ángeles, en julio.

Sin embargo, el nacimiento del ALCA fue frustrado por la Cumbre de los Pueblos, reunión paralela a la IV Cumbre de las Américas realizada en Mar del Plata, Argentina, en 2005. Allí los presidentes Hugo Chávez (Venezuela), Néstor Kirchner (Argentina) e Inácio Lula da Silva (Brasil) frenaron el ALCA. En cambio, impulsaron MERCOSUR, UNASUR y CELAC (Venezuela también el ALBA). Años después, Rafael Correa, presidente del Ecuador, anunció que no asistiría a la VI Cumbre (Colombia, abril 2012) si se excluía a Cuba, una posición asumida igualmente por los países del ALBA, que obligó a la presencia de Cuba en la VII Cumbre (Panamá, 2015). Fue el punto de partida para el inicio de conversaciones con los EEUU, que desembocaron en la apertura diplomática entre los dos países, incluyendo la histórica visita de Barack Obama a La Habana (marzo, 2016), un proceso revertido por el presidente Donald Trump (2017-2021), en una época de predominio de gobernantes conservadores y neoliberales en América Latina.

La convocada IX Cumbre de las Américas, a realizarse en Los Ángeles, EEUU, en junio 2022, proyecta el posible retorno del viejo y tradicional americanismo monroísta. Esta vez, los EEUU excluirían a Cuba, Nicaragua y Venezuela (https://bit.ly/3P76M4U). Ha sido Manuel López Obrador, presidente de México, el primero en cuestionar este comportamiento (https://bit.ly/3slcjed). También los países del CARICOM podrían no asistir a la Cumbre si se excluye a Cuba y se persiste en reconocer a Juan Guaidó como “presidente” de Venezuela (https://bit.ly/390kDcp). Es de esperar que los países latinoamericanos con gobiernos progresistas hagan lo mismo, porque los gobiernos conservadores y empresariales se subordinarán a la política exterior de los EE.UU.

Pero esta nueva Cumbre tiene un elemento particular a considerar: el problema de Ucrania. Es previsible que el “americanismo” intente moverse por la alineación continental a favor de los EE.UU. y la OTAN. Es una geoestrategia en la confrontación entre las grandes potencias, realmente ajena a los países latinoamericanos, que ya se han visto afectados con las sanciones contra Rusia. En esa posible perspectiva continentalista el “enemigo” no solo es Rusia, sino, ante todo, China. El resultado conduciría a frenar las posibilidades económicas soberanas de América Latina con otras regiones del mundo, que no son sus “enemigos”. Además, América Latina es una región de paz y, por tanto, no tiene razones para alinearse con ninguna de las potencias que juegan sus propias geoestrategias. Tiene que exigir la paz en una guerra inconcebible y abogar por un americanismo de nuevo tipo, capaz de convertirse en una fuerza mundial por la paz y las variadas democracias del siglo XXI, respetando el multilateralismo en nacimiento y la multiculturalidad del mundo, en el que no cabe que ninguna potencia se atribuya poseer la vía verdadera y única para la construcción del bienestar humano.

Quizás en los EE.UU. las elites del poder puedan comprender las nuevas dimensiones de la historia del siglo XXI y comprometerse en un nuevo programa para el desarrollo de América Latina, sobre la base de descartar el neoliberalismo, tan nefasto para la región. Las experiencias históricas durante las cuatro pasadas décadas, podrían ser asimiladas de una manera distinta, a fin de que los EE.UU. contribuyan seriamente a reforzar procesos de economías sociales, con fuertes capacidades estatales, altos impuestos a las capas ricas, bienes y servicios públicos de calidad (educación, salud, medicina, seguridad social, infraestructuras), que se han demostrado eficaces, en el marco del propio capitalismo latinoamericano contemporáneo, para dar soluciones estructurales a la economía, con mejoramiento de las condiciones de vida y trabajo para sus poblaciones.

Historia y Presente – blog: www.historiaypresente.com

Rebelión ha publicado este artículo con el permiso del autor mediante una licencia de Creative Commons, respetando su libertad para publicarlo en otras fuentes.

Fuente de la Información: https://rebelion.org/cumbre-de-las-americas-entre-amigos/

 

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Ecuador: Docentes bloquean las vías en noveno día de protestas en la que exigen equiparación salarial

Docentes bloquean las vías en noveno día de protestas en la que exigen equiparación salarial

Bloqueo por manifestación social

Desde la cuenta de Twitter de la Agencia Metropolitana de Tránsito (AMT) se alertó a la ciudadanía del cierre que se registra en la av. Amazonas y Naciones Unidas (en ambos sentidos) en el sector de Iñaquito (Plataforma Gubernamental).

La protesta se la realiza en apoyo a la huelga de hambre que llevan adelante los maestros y dirigentes de la Unión Nacional de Educadores (UNE) que exigen la equiparación salarial por parte del Gobierno.

Andrés Quishpe, coordinador Nacional de la UNE, hasta la mañana de este 10 de mayo el gremio contabilizó que hay 20 amicus curiae presentados en la CC.

Indicó que entre los últimos en presentarlo están el Colectivo Aprendamos a Educar desde Guayaquil y David Rosero, integrante del Consejo de Participación Ciudadana y Control Social (Cpccs), en Quito.

“Hacemos un llamado al presidente (Alí Lozada) de la CC para que el día de la audiencia, en el que estaremos presentes, pueda resolver en derecho en favor de la educación, de los maestros que aspiran una reivindicación justa”, refirió Rosero a los huelguistas.

Considera que hay recursos para financiar la equiparación salarial docente, pero que hace falta “voluntad política” del presidente Guillermo Lasso para cumplir con lo que estableció la Asamblea Nacional en las reformas a la Ley Orgánica de Educación Intercultural (LOEI).

Desde Guayaquil, la presidenta de la UNE, Isabel Vargas, y el dirigente de Unidad Popular, Geovanni Atarihuana, emitieron declaraciones desde la plaza San Francisco, donde hay más docentes que protagonizan la huelga de hambre.

Recursos de los impuestos

Los tres actores coinciden en que una fuente de ingresos para cubrir la equiparación es el excedente en recaudación del Impuesto al Valor Agregado (IVA). Esto al considerar que el propio Gobierno estimó que el impacto anual por ese gasto permanente sería de $500 millones.

Según el Servicio de Rentas Internas (SRI), en el primer cuatrimestre del 2022 se recaudaron $2 617 millones. Es decir, se registró un incremento de 28% con relación al mismo período del 2021. Solo en abril de 2022 se recaudaron $656 millones, 36% más en relación al mismo mes de 2021.

Fuente de la Información: https://www.nodal.am/2022/05/ecuador-docentes-bloquean-las-vias-en-noveno-dia-de-protestas-en-la-que-exigen-equiparacion-salarial/

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