Page 5476 of 6794
1 5.474 5.475 5.476 5.477 5.478 6.794

Italia; Giannini: “Al via Piano da 325 milioni per la formazione dei docenti. Valorizzare la crescita professionale degli insegnanti è uno dei pilastri per il miglioramento del sistema”

Italia/Roma/MINed

piano-per-la-formazione-dei-docenti-il-documento-1-638Resumen: La mayor asignación de recursos históricamente destinada a ofrecer una mayor calidad en la formación de las y los docentes en nueve prioridades nacionales de formación, son las principales novedades del plan nacional para la formación docente presentados esta semana por el Ministerio de Educación, Universidad e Investigación,  por la ministra Stefania Giannini a la presencia de tres invitados internacionales: Andreas Schleicher , jefe de la Dirección de Educación de la ‘ OCDE , Jordan Naidoo , director de la División de Educación en 2030 Apoyo y Coordinación de la ‘ Unesco , y Oon Tan Seng , director del Instituto Nacional de Educación de Singapur. El Plan lanzado tiene una inversión de 325 millones de euros para la formación permanente de los profesores, que se convierte en obligatoria y permanente como se esperaba en la ley  por la buena escuela . A estos recursos se suman los 1,1 millones de dólares de la tarjeta maestra , para un total de 1.4 mil millones asignados en el período 2016/2019 para la actualización y el desarrollo profesional de los maestros. Estarán involucrados en el plan de formación todos los profesores, para un total de alrededor de 750.000 , por lo que se pretende ofrecer actividades de formación para todo el personal escolar. Son Nueve las prioridades temáticas : la alfabetización digital, los idiomas, el trabajo por la alternancia de inclusión escolar, la prevención de los problemas de la juventud, la enseñanza de la autonomía. La calidad de los cursos se realizará mediante nuevos procedimientos de acreditación a nivel nacional de proveedores de formación que también le permitirá controlar el estándar ofrecido. Se hizo una inversión específica en la investigación en este campo para facilitar la financiación, recogida y difusión de las mejores inicio educativa

Più risorse rispetto al passato, una maggiore qualità dei percorsi formativi, nove priorità nazionali di formazione individuate dal Ministero da declinare all’interno di percorsi personalizzati per ciascun docente. Sono le principali novità del Piano nazionale per la formazione degli insegnanti presentato oggi dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini alla presenza di  tre ospiti internazionali: Andreas Schleicher, Direttore del Directorate of Education dell’Ocse, Jordan Naidoo, Direttore della Divisione Education 2030 Support and Coordination dell’Unesco, e Oon Seng Tan, Direttore del National Institute of Education di Singapore. Al centro della mattinata, il dibattito sull’importanza della crescita professionale dei docenti come pilastro del miglioramento dei sistemi educativi.
Il Piano lanciato oggi prevede un investimento di 325 milioni di euro per la formazione in servizio degli insegnanti, che diventa obbligatoria e permanente come previsto dalla legge Buona Scuola. A queste risorse si aggiungono gli 1,1 miliardi della Carta del docente, per un totale di 1,4 miliardi stanziati nel periodo 2016/2019 per l’aggiornamento e lo sviluppo professionale del corpo insegnante. Saranno coinvolti nel Piano di formazione tutti i docenti di ruolo, per un totale di circa 750.000, e sono previste azioni formative per tutto il personale scolastico.Nove le priorità tematiche: dal digitale, alle lingue, dall’alternanza scuola lavoro all’inclusione, alla prevenzione del disagio giovanile, all’autonomia didattica. La qualità dei percorsi sarà assicurata attraverso nuove procedure di accreditamento a livello nazionale dei soggetti erogatori che consentiranno anche di monitorare gli standard offerti. Sarà fatto un investimento specifico sulla ricerca in questo campo per favorire il finanziamento, la raccolta e diffusione delle migliori startup formative. Le migliori pratiche formative, grazie alla collaborazione con INDIRE (Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa), saranno inoltre raccolte in una biblioteca delle innovazioni. Ogni docente avrà un proprio Piano di formazione individuale che entrerà a far parte di unportfolio digitale contenente la storia formativa e professionale dell’insegnante. I bisogni di formazione individuale confluiranno nel Piano di ciascuna scuola: la formazione diventa infatti uno dei cardini del miglioramento dell’offerta formativa. Fra i pilastri del Piano, la formazione sulle lingue, che coinvolgerà 130.000 insegnanti prevedendo l’innalzamento del livello di competenza linguistica e percorsi sulla metodologia CLIL.
“Il Piano che presentiamo oggi ci allinea ai migliori standard internazionali. Si tratta di un Piano organico, immediatamente attuabile, che mette al centro lo sviluppo della professionalità dei nostri insegnanti”, ha dichiarato il Ministro Stefania Giannini. “Con la Buona Scuola investiamo finalmente nel nostro capitale umano. Fino ad oggi i docenti sono stati destinatari di azioni di formazione frammentate, senza un framework di lavoro e priorità nazionali di riferimento. Alla formazione venivano destinate risorse limitate. L’inversione di tendenza è netta: nel triennio 2013-2016 sono stati investiti su questo capitolo appena 18,5 milioni. Oggi ne investiamo 325, solo per i percorsi di formazione. Un sistema educativo di qualità non può prescindere dallo sviluppo professionale dei propri docenti – ha proseguito il Ministro -. Si tratta di un obiettivo strategico essenziale. Siamo davanti ad un cambio di paradigma culturale: da oggi ciascun docente sarà inserito in un percorso di miglioramento lungo tutto l’arco delle sua vita professionale. Abbiamo immaginato la formazione in servizio come un ambiente di apprendimento permanente, un sistema di opportunità di crescita costante per l’intera comunità scolastica”.
“Il lancio di questo Piano rappresenta per l’Italia un traguardo importante nelle politiche di miglioramento del sistema scolastico. L’approccio più sistematico sulla formazione è di buon auspicio per lo sviluppo della professione docente. Il Piano farà crescere la qualità dell’insegnamento e avrà ricadute positive su scuole e studenti”, ha sottolineato Oon Seng Tan, Direttore dell’Institute of Education di Singapore.

“La qualità dell’istruzione non può mai prescindere da quella dei docenti. Proprio per questo le aspettative nei confronti degli insegnanti sono molto alte. Ci aspettiamo che abbiano una profonda conoscenza di ciò che insegnano, che siano appassionati, che sappiano coinvolgere gli studenti, che sappiano rispondere ai loro differenti bisogni, che promuovano l’inclusione e la coesione sociale, che lavorino in team e siano collaborativi con le altre scuole e con le famiglie. Ma per raggiungere questi obiettivi, il sistema di istruzione deve porre la massima attenzione a come i docenti vengono reclutati, alla loro formazione iniziale, alla formazione in servizio, a come premiare i migliori, ma anche sostenere quelli che stanno cercando di migliorare”, ha aggiunto Andreas Schleicher.

Presente anche l’Unesco, nella persona di Jordan Naidoo, Direttore della Education 2030 Support and Coordination Division. “Questo Piano rappresenta un passo avanti fondamentale per il sistema educativo italiano e per gli obiettivi che, globalmente, l’UNESCO conduce per il rafforzamento della professione docente nel mondo”, ha spiegato Naidoo. “Un miglior allineamento tra il sistema educativo italiano e standard internazionali non potrà che portare a una collaborazione più forte tra Governo Italiano e Unesco”.
Il Piano, ecco cosa cambia
La formazione (comma 124 della legge Buona Scuola) diventa “obbligatoria, permanente e strutturale”. Tutti i 750.000 docenti di ruolo saranno coinvolti.
Il Piano definisce con chiarezza gli obiettivi per il prossimo triennio. Per la prima volta sono previste 9 priorità tematiche nazionali per la formazione:

  • Lingue straniere;
  • Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento;
  • Scuola e lavoro;
  • Autonomia didattica e organizzativa;
  • Valutazione e miglioramento;
  • Didattica per competenze e innovazione metodologica;
  • Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale;
  • Inclusione e disabilità;
  • Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile.

Il Miur assume la regia nazionale della formazione: stabilisce le priorità, ripartisce le risorse, monitora i risultati delle attività, sviluppa accordi nazionali con partner della formazione. Le scuole, sulla base delle esigenze formative espresse dai singoli docenti attraverso i Piani individuali di formazione, progetteranno eorganizzeranno, anche in reti di scuole, la formazione del personale. Ogni docente avrà un portfolio digitale che raccoglierà esperienze professionali, qualifiche, certificazioni, attività di ricerca e pubblicazioni, storia formativa. Le attività formative saranno incardinate nel Piano dell’Offerta e saranno perciò coerenti con il progetto didattico di ciascun istituto. La formazione potrà svolgersi in modo diversificato: con lezioni in presenza o a distanza, attraverso una documentata sperimentazione didattica, attraverso la progettazione.
Saranno finanziate le migliori ‘startup della formazione’: il Miur promuoverà la ricerca, la sperimentazione, incentivandole a lavorare insieme a strutture scientifiche e professionali per la costruzione di percorsi innovativi di formazione. In collaborazione con INDIRE sarà realizzata una Biblioteca digitale scientificamente documentata delle migliori attività didattiche e formative.

Fuente: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs0

Comparte este contenido:

Una nueva prueba evaluará a los futuros maestros en Cataluña

Europa/España/Barcelona, (EFE).-

Los futuros estudiantes de magisterio en Cataluña deberán superar una Prueba de Aptitud Personal (PAP) para acceder a la universidad a partir del próximo mes de junio.

Según ha informado la secretaria de universidades de la Generalitat, más de 2.700 estudiantes de primero de los grados de magisterio han realizado hoy una prueba piloto de la futura PAP para evaluar su nivel de estudios y garantizar la mejor formación posible durante la etapa universitaria.

 La prueba ha consistido en dos exámenes: el primero de competencia comunicativa y razonamiento crítico y un segundo de competencia logicomatemática.

Los estudiantes de Bachillerato y Ciclos Formativos de Grado Superior que quieran cursar estudios de magisterio tendrán que superar la nueva PAP después de aprobar las Pruebas de Acceso a la Universidad (PAU).

El director general de Universidades, Josep Pallarès, apunta que «con la nueva PAP queremos que los futuros maestros sean un modelo para infantes en el ámbito comunicativo y de razonamiento cuando se incorporen a las aulas».

La PAP, incluida en el Programa de mejora e innovación en la formación de maestros (MIF), se implementó en el curso 2014-2015 con el apoyo del Govern para conseguir estudiantes de magisterio mejor preparados.

La prueba piloto realizada hoy servirá para informar a los estudiantes que cursen bachillerato y ciclos formativos y que, en un futuro, quieran ser maestros. EFE

Fuente: http://www.lavanguardia.com/vida/20161004/41781243395/una-nueva-prueba-evaluara-a-los-futuros-maestros-en-cataluna.html

Imagen tomada de;http://www.lavanguardia.com/r/GODO/LV/p3/WebSite/2016/01/18/Recortada/LV_20140908_LV_FOTOS_D_54415760539-424-kXfC–992×558@LaVanguardia-Web.jpg

Comparte este contenido:

Argentina: Paro y movilización de la CTA Autónoma en Misiones

América del Sur/Argentina/6 de octubre de 2016/Fuente: radiocataratas

Este miércoles gremios de base de la Central convocan a un paro con movilización por 48 horas. Los reclamos van desde la defensa del IPS, la restauración de la jubilación docente con el 82 % móvil y 25 años de servicios, equiparación de los aportes de jubilación y obra social a los valores del resto del país, rechazo al Proyecto de Educación Digital, Devolución de lo descontado por días de Huelgas, Nueva Grilla Salarial Docente, Urgente Aumento de las Asignaciones Familiares.

La CTA Autónoma de Misiones convoca a un paro provincial con movilización por 48 horas para este miércoles 4 y jueves 5 de octubre. La movilización está prevista para la mañana del miércoles hasta la sede del IPS Misiones, hasta donde llegarán para defender al organismo, exigir la equiparación de los descuentos por aportes jubilatorios y obra social a los valores del resto del país, se garantice prestaciones en toda la provincia.

“Hoy a un trabajador estatal misionero le están descontando 19% de jubilación y un 5% de obra social cuando en las demás provincias los porcentajes son de 11 y 3 por ciento respectivamente”, remarcó Jorge Koki Duarte, secretario general de la CTA Autónoma y apuntó demás las múltiples dificultades con las que se encuentran los afiliados para acceder a prestaciones básicas particularmente en el interior.

Las organizaciones docentes, MPL, UTEM piden una inmediata reapertura de la discusión salarial y laboral, y avanzar en la construcción de una nueva grilla para el sector. También exigen la devolución de lo descontado por días de huelga.

La Central exige además el aumento de las asignaciones familiares, el descongelamiento de la antigüedad en la administración pública central; el pase a planta permanente de todos los trabajadores precarizados en la provincia.

Los ejes de la medida

· Urgente Recomposición Salarial para el Segundo Semestre.
· Devolución de lo descontado por días de Huelgas, Nueva Grilla Salarial Docente.
· Urgente Aumento de las Asignaciones Familiares.
· Descongelamiento de la Antigüedad de la Administración Central.
· Pase a Planta Permanente, Finalizar con la Precarización Laboral en el Estado.
· Disminución al 11% los aportes al IPSM, Jubilaciones Dignas con el 82% Móvil para todos los Jubilados, Servicios de Calidad a todos los afiliados, No a la Venta del Hotel, Patrimonio de todos los afiliados del IPS
· Puestos Genuinos de Trabajo para los Misioneros.
· Programa de Viviendas Populares.
· Entrega de Tierra para los que las Trabajan.
· Salario y Condiciones Dignas para los Tareferos.
· Libertad y Democracia Sindical, Cese de hostigamientos y amenazas a dirigentes Sociales, Sindicales y acabar con la Criminalización de la Pobreza, la Protesta Social y el Desprocesamiento de los Luchadores Sociales.

Fuente: http://www.radiocataratas.com/noticia_31665.htm

Imagen: www.agenciahoy.com/notix/multimedia/imagenes/fotos/2016-06-01/682351.jpg_crop.jpg

Comparte este contenido:

Chomsky: EEUU y Rusia avanzan hacia una guerra atómica que acabará con la humanidad

América del Norte/EE.UU/6 de octubre de 2016/Fuente: hispantv

El célebre politólogo estadounidense Noam Chomsky dice que el aumento de las tensiones entre Rusia y Estados Unidos podría desencadenar una guerra nuclear que pondría fin a la humanidad.

“EE.UU. (…), por su parte, cuadruplicó los gastos militares. Los rusos están haciendo algo similar. Hay colisiones cercanas y constantes, los jets se acercan para chocar entre sí (…) Las tropas estadounidenses virtualmente están llevando a cabo maniobras cerca de las fronteras de Rusia. Esa amenaza es cada vez mayor y muy grave”, advirtió Chomsky durante una entrevista concedida a Democracy Now y publicada el lunes.

La amenaza nuclear existe en la frontera rusa, indicó antes de hacer hincapié en que ambas partes están actuando como si tuvieran en mente una guerra atómica, además de que las tensiones entre Moscú y Washington han puesto al mundo al borde de la “desaparición de las especies”.

EE.UU. (…), por su parte, cuadruplicó los gastos militares. Los rusos están haciendo algo similar. Hay colisiones cercanas y constantes, los jets se acercan para chocar entre sí (…) Las tropas estadounidenses virtualmente están llevando a cabo maniobras cerca de las fronteras de Rusia. Esa amenaza es cada vez mayor y muy grave”, dijo el célebre politólogo estadounidense Noam Chomsky.

El célebre politólogo estadounidense Noam Chomsky.

Según el intelectual norteamericano, el exjefe del Pentágono William Perry recientemente también estimó que la referida amenaza es mucho mayor de lo que lo fue durante la década de 1980.

Las tensiones entre Moscú y Washington aumentaron el pasado abril, después de que un caza ruso Sujoi Su-27 interceptara, de una “manera peligrosa”, un avión de reconocimiento RC-135 de Estados Unidos sobrevolando las aguas internacionales del mar Báltico

Por otro lado, Chomsky añade que aparte de la proliferación nuclear, el cambio climático y el calentamiento global también plantean una grave y seria amenaza para la humanidad.

De igual manera, dice que las mencionadas amenazas se verán afectadas directamente por el resultado de las elecciones de Estados Unidos, que se celebrarán en noviembre de 2016, pues todavía son ignoradas en los debates de los candidatos presidenciales.

Las cosas empeoran, ya que las elecciones en EE.UU. se acercan, continúa, y las peores amenazas que ha enfrentado la especie humana todavía «están ausentes en las discusiones y debates» de quienes buscan ser el presidente de ese país.

ftn/anz/rba

Fuente: http://www.hispantv.com/noticias/ee-uu/255851/guerra-atomica-nuclear-eeuu-rusia-chomsky

Imagen: 217.218.67.233/hispanmedia/files/images/thumbnail/20160517/13252974_xl.jpg

Comparte este contenido:

Organismos Internacionales aseguran que se necesitan más de 65 millones de Profesores para garantizar la educación universal

6 de octubre de 2016/Fuente: teinteresa

Distintos organismos internacionales aseguraron este martes, con motivo de la celebración del Día Mundial de los Docentes, que para garantizar “la enseñanza Primaria universal de aquí a 2030 necesitamos 24,4 millones más de docentes” y otros “44,4 millones para la enseñanza Secundaria”.

La directora general de la Organización de las Naciones Unidas para la Educación, la Ciencia y la Cultura (Unesco), Irina Bokova; el director general de la Organización Internacional del Trabajo (OIT), Guy Ryder; el director ejecutivo del Fondo de las Naciones Unidas para la Infancia (Unicef), Anthony Lake; la administradora del Programa de las Naciones Unidas para el Desarrollo (PNUD), Helen Clark, y el secretario general de la Internacional de la Enseñanza, Fred van Leeuwen, firmaron este martes un comunicado en reconocimiento a “la labor inconmensurable de los docentes de todo el mundo”.

El comunicado destaca que la Agenda 2030 para el Desarrollo Sostenible establece un vínculo crucial entre educación y desarrollo y que al aprobar el ‘Objetivo de Desarrollo Sostenible 4’ los dirigentes mundiales se comprometieron a “garantizar una educación inclusiva y equitativa de calidad y promover oportunidades de aprendizaje permanente para todos”.

Sin embargo, reconoce que “este objetivo no podrá alcanzarse si no incrementamos el número de docentes cualificados y los empoderamos para que sean agentes de un cambio educativo en la vida de sus alumnos”.
Estos organismos consideran que “aún hay numerosos docentes que trabajan con contratos y remuneraciones inadecuados” que “viven en condiciones difíciles” y “no disponen de la formación inicial, el perfeccionamiento profesional continuo y el apoyo constante que requieren”.

Por ello, abogan por “ofrecerles formación y perfeccionamiento permanentes para apoyarlos en su función crucial de educar a todos los niños en todos los contextos, incluidas las comunidades más pobres y remotas y las comunidades en crisis” porque, de esta manera, supondría “compensarles en consecuencia y brindarles las herramientas que necesitan para desempeñar su labor indispensable”.

En este sentido, defienden que se adopten “políticas que protejan y refuercen la condición de los docentes, empezando por permitirles participar y tener una función activa en la toma de decisiones que afectan a su trabajo”.

Fuente: http://www.teinteresa.es/espana/ORGANISMOS-INTERNACIONALES-NECESITAN-PROFESORES-GARANTIZAR_0_1662434402.html

Imagen: https://i1.wp.com/lanoticia.hn/wp-content/uploads/2014/05/escuela1.jpg

Comparte este contenido:

Poder popular frente al gobierno: 3 años de lucha magisterial por una educación democrática en México

América del Norte/México/6 de octubre de 2016/Fuente: kaosenlared

Los maestros mexicanos organizados en torno a la Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) llevan tres años de lucha ininterrumpida contra la reforma educativa impulsada por el gobierno mexicano. Una lucha que ha contado con todo el repertorio de acciones del movimiento popular.

marcha_cnte_-7-e1465823204922-960x500

Los maestros mexicanos organizados en torno a la Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) llevan tres años de lucha ininterrumpida contra la reforma educativa impulsada por el gobierno mexicano. Una lucha que ha contado con todo el repertorio de acciones del movimiento popular. La presión de manifestaciones, huelgas, barricadas y cortes de autopistas se ha combinado con periodos de negociación y distensión del conflicto. El punto álgido, el boicot a las elecciones en Oaxaca, Michoacán, Guerrero, Chiapas y Veracruz en junio de 2015, con cierre de colegios electorales y destrucción de urnas.

Ahora, después de meses de huelga, la CNTE ha vuelto a las clases para educar a los jóvenes de su pueblo en Chiapas y Oaxaca. Aprovechan para reorganizarse y aumentar su presencia en otros estados: Michoacán, Puebla o Guerrero… y para consensuar una reforma democrática de la Educación en México, mediante un foro que está tendrá lugar en estos últimos días de septiembre.

La lucha de la CNTE se da en un contexto en el que la mayoría de sindicatos han sido derrotados, y la lucha por la educación supone el enfrentamiento de dos modelos políticos para el país: El modelo democrático defendido por la CNTE y el modelo neoliberal que pretende imponer el gobierno. Pese a la violencia del gobierno, que en junio de este año asesinó a 11 personas en los enfrentamientos que tuvieron lugar en Nochixtlán, el pulso no ha acabado. La CNTE vive y la lucha sigue y sigue.

La reforma de Peña Nieto

El presidente Peña Nieto, del Partido Revolucionario Institucional (PRI), se reunió en 2012 con los líderes de los principales partidos políticos de la oposición (PAN y PRD) para firmar el Pacto por México, un acuerdo político firmado por las cúpulas de los partidos que asentaba transformaciones estructurales de carácter neoliberal en aspectos como la educación, la economía o la justicia entre otros.

La reforma educativa, desde el principio negociada a espaldas de los sectores afectados, se encuentra con la oposición no sólo de la sección disidente del sindicato de maestros, la CNTE, sino también de amplios sectores del Sindicato Nacional de Trabajadores de la Educación (SNTE). Este sindicato, nacido como una organización corporativa en los años 40 y desde hace años cooptado por el PRI, es el mayor sindicato de latinoamérica (con una afiliación aproximada de millón y medio de trabajadores y trabajadoras). Los maestros entiende la reforma como una declaración de guerra del gobierno contra la educación pública, contra el sindicato y contra ellos mismos como maestros.

La reforma educativa, lejos de transformar los contenidos educativos o de mejorar los métodos pedagógicos, parte de una visión muy limitada y mercantil de la educación y se centra en cuestionar en el trabajo de los maestros. Las medidas se encaminaban a minar la fuerza de los sindicatos magisteriales. Por ejemplo, eliminaba la influencia de los sindicatos de maestros sobre la contratación en las escuelas normales y permitía a cualquier licenciado optar a un puesto de maestro, sin necesidad de aprobar el magisterio. En el centro de la misma destaca una evaluación del educador, una reválida centralista que cuestiona la validez del magisterio para educar.

Este verano, el grupo académico asesor de la CNTE se posicionaba así: “Lejos de propiciar mejores condiciones para el trabajo de los docentes, para el desempeño de los estudiantes o, en síntesis, para lograr un ‘México con educación de calidad’, como plantean los documentos gubernamentales, la política educativa ha generado una enorme incertidumbre laboral, así como un muy desfavorable entorno educativo para la niñez y la juventud”.

La respuesta del gobierno a la oposición que ha despertado su reforma ha sido la de impedir la negociación y militarizar el conflicto. Es importante mencionar que el sexenio de Peña Nieto en el poder ha estado marcado por la violencia, la corrupción y la impunidad en todos los niveles del gobierno, con el caso paradigmático de los 43 normalistas desaparecidos en Ayotzinapa. Paradójicamente, el mismo Peña Nieto, principal valedor de la reforma educativa que pretende cuestionar la validez de los maestros, ha sido acusado de plagiar su tesis doctoral.

Reivindicaciones populares y el desarrollo del conflicto

A finales de 2015, los maestros se veían obligados a pasar el test de evaluación contenido en la reforma de Peña Nieto. En Oaxaca, los alrededores del centro de evaluación se asemejaban a un escenario de maniobras militares, con 10.000 policías federales desplegados para asegurar que la evaluación tenía lugar. Esta imagen resume la respuesta del gobierno ante el conflicto: la imposición autoritaria de la reforma y la militarización frente a la protesta.

La respuesta armada ha sido la tónica general en la actitud del gobierno desde el comienzo. El 11 de septiembre de 2013 se publicaban las leyes que concretaban la, como dicen los maestros, mal llamada reforma educativa. La reforma había desatado una fuerte oposición en contra desde meses atrás, tanto por parte del Sindicato Nacional de Trabajadores de la Educación (SNTE, un sindicato corporativo próximo al PRI) como de la más combativa Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE). La oposición se concretó en diversas huelgas, marchas y un plantón de cinco meses en el zócalo de la capital liderado por la coordinadora. Dos días después, el 13 de septiembre, ese plantón era violentamente desalojado por la policía federal.

En febrero de 2013 la lider del SNTE, Elba Esther Gordillo, es detenida acusada de apropiación de dinero del sindicato y de organización criminal. Durante años, Gordillo había continuado con la labor de sus antecesores de mantener la lealtad del sindicato al PRI, con bastante éxito salvo en Oaxaca o Chiapas, e incluso había ganado notoriedad como figura política. Sin embargo, Gordillo pasó a criticar la reforma educativa que se había hecho a espaldas de la SNTE.

Los cargos sobre Gordillo se han ratificado posteriormente. Sin embargo, la corrupción es desgraciadamente común en la burocracia mexicana y ni siquiera la propia familia Peña Nieto está libre de culpa. Los motivos de la detención son meramente políticos, como resultado de oponerse al PRI y a la reforma. Este movimiento político-judicial para desactivar a la SNTE no toma en cuenta a la CNTE, que tomará el relevo de la lucha. Si bien posteriormente el gobierno jugará las mismas cartas deteniendo a líderes de CNTE acusados de corrupción, el impulso de lucha se encontrará mucho más avanzado y esta actuación no llegaría a tener el efecto desmovilizador esperado por el gobierno.

Durante todo el conflicto, los plantones de la CNTE en el DF y otras ciudades serán constantes, moviéndose entre el Zócalo, el Monumento a la Revolución, la Avenida Reforma o la Plaza de la Ciudadela. Las tiendas de campaña y las lonas constituirán una seña de identidad del movimiento, como parte de una estrategia de visibilidad y presión a las autoridades.

Durante el curso escolar se combinan paros con estrategias diversas de presión, se moviliza a maestros de la SNTE y se logran algunas demandas de financiación, apertura de negociaciones, reconocimiento de antigüedad laboral a pesar de la evaluación y mantener algunos de los derechos de los normalistas, si bien la reforma no se detiene. El conflicto se destensa y no se convocan huelgas para el inicio del curso siguiente, pero las acciones continúan, destacando un plantón rotativo por todo México y el sonado ataque a una sede del PRI en Oaxaca.

se logran algunas demandas de financiación, apertura de negociaciones, reconocimiento de antigüedad laboral a pesar de la evaluación y mantener algunos de los derechos de los normalistas, si bien la reforma no se detiene.

El 26 de septiembre tiene lugar la matanza de Iguala, Guerrero. Policías municipales atacan a los estudiantes de la Escuela Normal Rural de Ayotzinapa, matan a 9 personas y desaparecen a 43 estudiantes. La Asamblea Nacional Representativa de CNTE, dos días después, se ve sacudida por el suceso e incorpora la lucha contra el terrorismo de Estado a sus demandas sobre la Educación Pública. Así, las acciones continúan, a partir de este momento impregnadas por la lucha en solidaridad con los desaparecidos.

En junio de 2015, la CNTE amenaza con boicotear el proceso electoral si no se suspende la evaluación a los maestros y se negocia la reforma. Llama a evitar la colocación de urnas para los votantes en 11 entidades, lo que se suma al constante bloqueo de caminos y carreteras, e incluso el aeropuerto de Oaxaca y varias gasolineras. Esta amenaza logra que se retrase indefinidamente la evaluación magisterial prevista para ese mismo mes.

En la negociación con la secretaría de gobernación finalmente se logran algunas concesiones: la SEGOB se compromete a garantizar el pago a los maestros y el mantenimiento de sus puestos, establecer mesas de trabajo sobre la propuesta de reforma educativa de los maestros, profundizar la investigación sobre los desaparecidos de Ayotzinapa y respetar los derechos humanos en la actuación frente a los contingentes de la CNTE. No obstante, estas concesiones estaban lejos de lo reclamado por los maestros, por lo que el boicot a las elecciones se mantuvo y se saldó con fuertes enfrentamientos. La SEGOB cortó las negociaciones hasta que se terminara la huelga y los maestros volviesen a clase.

La respuesta del gobierno vino en forma de liquidación del Instituto Estatal de Educación Pública de Oaxaca, anteriormente bajo control de los maestros, y su reestructuración como organismo afin al gobierno. Esta maniobra amenazaba con el despido de cientos de trabajadores y trabajadoras. Más tarde, a finales de 2015 la evaluación finalmente tenía lugar gracias a un fuerte dispositivo policial y con la negativa de muchos maestros a presentarse. De hecho, las formas autoritarias del gobierno en la imposición de la evaluación están llevando a más maestros a rechazar la evaluación.

En junio de 2016, la CNTE realiza un corte de carretera en Nochixtlán. En medio de la confrontación con la policía federal, se produce un enfrentamiento armado que deja un saldo final de 11 muertos, ninguno de ellos policía. La policía y el gobierno acusan a civiles armados de iniciar el tirote, si bien no existen imágenes de civiles armados y sí varios videos e imágenes que muestran a la policía utilizando fuego real.

Es importante remarcar el apoyo recibido por la lucha magisterial por parte de la sociedad, de las organizaciones indígenas y de la izquierda.

Es importante remarcar el apoyo recibido por la lucha magisterial por parte de la sociedad, de las organizaciones indígenas y de la izquierda. En Oaxaca, la CNTE está intimamente ligada a la Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca (APPO), constituida en 2006 por distintas organizaciones sociales al calor de otra rebelión de maestros, que elevaría las formas de lucha hasta lo que se llegó a llamar la Comuna de Oaxaca: barricadas, cierre de carreteras y constitución de ayuntamientos y policías populares. También el ejército Zapatista y el Congreso Nacional Indígena han comunicado su apoyo a la lucha de los maestros, animando “a todos los pueblos del campo y las ciudades a estar atentos y solidarios con la lucha magisterial, a organizarnos de forma autónoma para estar informados y alertas ante esta tormenta que cae sobre todas y todos, sabiendo que una tormenta, además de tempestad y caos, también hace fértil la tierra de donde nace siempre un nuevo mundo”. El EZLN además ha contribuido con ayuda material a la lucha, donando alimentos y fondos. El apoyo de estas organizaciones ha sido fundamental para desmontar toda la campaña mediática que el gobierno desató en contra de la CNTE, como destacó el subcomandante Galeano del EZLN que estaba ocurriendo en Chiapas: “Cada vez más son las familias que socorren las maestras, las apoyan para sus viajes y marchas, se angustian cuando son agredidas, les ofrecen alimentos, bebidas y refugio. Son familias que, según la taxonomía de la izquierda electoral, estarían embrutecidas por la televisión, son come tortas, están alienadas, son acarreadas, no tienen conciencia”

Finalmente, otra de las estrategias seguidas por el gobierno ha sido dividir y enfrentar a los sindicatos de la coordinadora. Así, planteaban hace unas semanas a las secciones de Chiapas una serie de medidas como el retraso en la aplicación hasta 2018, liberando a los presos y desactivando las órdenes de arresto. Una estrategia negociadora que se mezclaba con el desembarco de varios miles de policías y militares en el Estado de Chiapas. La respuesta ha sido la negativa de las secciones a negociar sin acuerdo de la Asamblea Nacional de la Coordinadora. Sin embargo, tras consultar a la coordinadora algunas de las medidas en Chiapas, que suponen el retraso indefinido de la aplicación de la reforma en este Estado, han sido aceptadas como parte de una estrategia de ejemplo movilizador.

En estos últimos días de septiembre, la CNTE acuerda la vuelta a clases, distensando una vez más el conflicto, tras haber logrado que el gobierno los reconozca de nuevo como interlocutores válidos para la negociación y que la reforma siga sin aplicarse de manera temporal en varios estados. Sin embargo, la lucha continúa, las negociaciones están abiertas, la Secretaría de Educación amenaza con despedir a los profesores que siguieron la huelga mientras la CNTE mantiene contactos con otros partidos como el PRD y Morena (Movimiento de Regeneración Nacional) para llevar sus demandas al plano institucional. Dichas demandas serían:

  1. Abrogación de la reforma educativa.
  2. Justicia para las víctimas de Nochixtlán.
  3. Estabilidad laboral y defensa del normalismo.

Y, por supuesto, que aparezcan los 43 normalistas de Ayotzinapa, habiendo transcurrido ya dos años de su desaparición.

La virulencia mostrada por el gobierno no es de extrañar si se entiende que la lucha contra la reforma educativa es la punta de lanza para detener la aplicación de los acuerdos neoliberales recogidos en el Pacto por México y que han recibido el rechazo constante de buena parte de la sociedad mexicana. En juego está el futuro político y económico de México, así como la legitimidad del gobierno.

En el próximo artículo analizaremos los pasos que se están dando desde la CNTE y la comunidad educativa para desarrollar e impulsar una auténtica reforma educativa democrática y popular para México.

La construcción de una educación democrática

La CNTE sitúa la transformación del sistema educativo como una cuestión fundamental para el cambio en la sociedad mexicana. Por ello, la lucha de los maestros pasa a la ofensiva, promoviendo una transformación democrática de la escuela mexicana consensuada por los actores educativos, que sustituya a la fallida reforma gubernamental.

El primer foro para la construcción del proyecto educativo democrático tuvo lugar en los primeros días de agosto de este año. En dicho foro, Pablo González Casanova, ex rector de la Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), pidió a los maestros que, frente a quien busca hacer de la educación una ‘‘cultura de la servidumbre’’, construyan una verdadera reforma educativa que contemple una formación emancipadora y crítica, con la defensa de lo colectivo por encima del bienestar individual. Una educación basada en la solidaridad y la cooperación, pero también de la crítica permanente de lo que ocurre y de aquello que lo genera. Según Alejandro Solalinde, “En este tiempo de crisis, de instituciones autoritarias que pretenden administrar la ignorancia y reproducen el desprecio a los sectores más marginados, nuestra educación tiene que ser humanista, tener a la persona en el centro”.

En ese foro se discutieron algunas propuestas iniciales para constituir el proyecto. Sin embargo, durante este tiempo no se dejado de recabar opiniones a lo largo de todo el país. Los maestros buscan que se exprese la opinión de toda la comunidad educativa, no sólo la que le es afín, como forma de lograr una verdadera transformación educativa consensuada. Este trabajo desvirtúa la acusación de que las movilizaciones magisteriales carecerían de razones educativas y demuestra, en cambio, que el movimiento de la CNTE tiene entre sus motivaciones centrales la defensa de derechos laborales, pero también una preocupación por el modelo educativo mexicano.

Las propuestas recogidas se discutirán nuevamente en el foro que está teniendo lugar estos días, por lo que el proceso por la construcción de una educación democrática continúa. Culminará con un foro en octubre del que saldrán los acuerdos definitivos, y el Congreso Nacional de Educación Popular en Noviembre que implementará las resoluciones en las escuelas públicas. Un auténtico pacto por la educación democrática en México.

Fuente: https://www.regeneracionlibertaria.org/poder-popular-frente-al-gobierno-3-anos-de-lucha-magisterial-por-una-educacion-democratica-en-mexico-i

https://www.regeneracionlibertaria.org/poder-popular-frente-al-gobierno-3-anos-de-lucha-magisterial-por-una-educacion-democratica-en-mexico-ii

Imagen:https://3.bp.blogspot.com/-oYDY_tQfLw4/V2UV2inYGRI/AAAAAAAAFVg/m0DInCtucqsNQib4fPQYf0lkbzW6FHjgACLcB/s1600/educacion.jpg

Comparte este contenido:

Finlandia: Los docentes se unen a la marcha contra el racismo y la extrema derecha

Europa/Finlandia/6 de octubre de 2016/Fuente: www.ei-ie.org

El sindicato educativo Opetusalan Ammattijärjestö, junto con el movimiento sindical finlandés, ha respaldado una manifestación contra el racismo y el violento extremismo de la derecha, que recibió un apoyo generalizado por parte del país.

La manifestación, que tuvo lugar en Helsinki a finales de septiembre, fue organizada en respuesta al fallecimiento de un finlandés de 28 años que resultó atacado durante un mitin neonazi a principios de ese mes. En la manifestación, más de 15 000 personas se unieron para luchar contra una cultura del silencio que solo beneficia a los que pretenden difundir el odio, según manifiestan los organizadores.
El movimiento sindical apoyó firmemente esta acción y las tres confederaciones sindicales principales, Akava, SAK y STTK, alentaron a sus miembros a participar.
OAJ: Se necesita actuar contra el racismo
«Debe haber tolerancia cero para la discriminación», sentenció el Presidente del Opetusalan Ammattijärjestö (OAJ), Olli Luukkainen. Por otra parte, el presidente señaló que los docentes finlandeses están «muy comprometidos con la justicia y el pluralismo, que son componentes integrales de su ética».
“Los discursos no son suficientes, es necesario actuar para defender la tolerancia”, añadió. Esta es la razón por la que los sindicatos del sector de la educación han desafiado a todos los docentes y estudiantes finlandeses a erradicar el acoso, la discriminación y los discursos de odio mediante una gran campaña, explicó. El patrocinador de esta campaña es el Presidente de la República, Sauli Niinistö.
La campaña contra el odio «La unión hace la fuerza» anima a todos los docentes a abordar el tema en sus clases y a promover eventos que creen un sentido de comunidad.
«El color de la piel u otras características humanas no deben afectar a la capacidad de las personas para vivir plenamente su vida cotidiana, recibir una educación, conseguir un trabajo o acceder a los servicios», manifestó Luukkainen. «Se trata de una cuestión de derechos humanos, por lo que el racismo constituye claramente un delito».
En todo el país, los docentes ya están organizando varios eventos creativos utilizando las artes visuales, la música y la literatura. El día de acción recomendado es el 11 de noviembre.
Fuente: https://www.ei-ie.org/spa/news/news_details/4128
Imagen: https://www.ei-ie.org/kroppr/eikropped/2016_Finland_147557063614755706364096.jpg
Comparte este contenido:
Page 5476 of 6794
1 5.474 5.475 5.476 5.477 5.478 6.794